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Champagne Vs Spumante

Caratteristiche che accomunano e differenziano le bottiglie pił stappate nelle grandi occasioni

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Chi di noi per festeggiare l'arrivo dell'anno nuovo non stappa una bella bottiglia di spumante? O forse tra di voi c'è chi nelle grandi occasioni non sa fare a meno dello champagne?
In ogni caso, per cominciare il nostro viaggio all'interno di una differenza sottile, sorprendentemente labile, non si può non partire da una premessa: lo champagne appartiene alla grande famiglia degli spumanti naturali, vini caratterizzati, all’apertura della bottiglia, dalla produzione di spuma, dovuta alla presenza all’interno della stessa di anidride carbonica, non aggiunta dall’esterno ma prodotta per fermentazione. In commercio si possono trovare anche quelli artificiali nei quali questa sostanza gassosa viene semplicemente addizionata.
Per molto tempo si è ritenuto che lo spumante fosse nato in Francia, e che l’inventore fosse un frate benedettino Dom Pier Perignon. Sembrerebbe invece, stando a una serie di documentazioni, che il primo vino prodotto con una tecnica simile allo spumante sia italiano.
I vini spumanti possono essere prodotti solo in due modi: con il metodo classico denominato Champenoise o con il metodo Charmat o Martinotti.
“Con il primo metodo – come spiega la tecnologa alimentare Raffaella Felice - si procede all’imbottigliamento del vino al quale viene aggiunto liqueur de tirage, uno sciroppo costituito da lieviti, zucchero di canna (o barbabietola), e sali nutritivi, che serve a favorire una seconda fermentazione. Successivamente le stesse bottiglie opportunamente sigillate, vengono conservate in luoghi freschi e bui a basse temperature, per consentire la cosiddetta presa di spuma, cioè la formazione di anidride carbonica e alcol etilico”.
“Ultimata la maturazione – continua Raffaella Felice - segue la sboccatura 'à la glace' (alla ghiaccio) effettuata ponendo il collo della bottiglia in una soluzione che deve congelare la parte di vino contenente le fecce accumulatesi sotto il tappo. Ultimata questa operazione si procede alla stappatura che consiste nel togliere il tappo a corona con il quale si elimina il cilindretto ghiacciato contenente le fecce. Prima della tappatura vera e propria si procede poi all’aggiunta del cosiddetto ‘liqueur d’expedition' che ogni azienda prepara secondo una sua ricetta particolare. E’ proprio quest’aggiunta a determinare la tipologia dello spumante, nonché lo stile di produzione differente tra le aziende”.
“Il metodo Charmat o metodo Martinotti – spiega la tecnologa - si differenzia dal metodo precedente perché la seconda fermentazione non avviene nelle bottiglie ma in un contenitore denominato autoclave. Questo metodo permette di ottenere spumanti caratterizzati da aromi fruttati. L’Asti spumante ad esempio si ottiene con il metodo Charmat, in quanto con questa tecnica è possibile risaltare in modo particolare gli aromi presenti nelle uve Moscato da cui è ottenuto”.
Quando gli spumanti invece vengono prodotti in Francia utilizzando il metodo Champenoise o metodo classico lo spumante viene denominato Champagne, mentre in Italia pur utilizzando la stessa tecnica la dicitura riportata è quella di “metodo classico”.
Una curiosità; il botto che frequentemente si verifica quando noi apriamo lo spumante dovrebbe in realtà essere evitato, in quanto provoca il cosiddetto “effetto a pistone” che, secondo gli esperti, potrebbe creare un falso sentore di tappo, o altri odori sgradevoli. Ma cosa sarebbe un capodanno senza botto?

Guido Luciani


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