
Quattro amici e una bottiglia di vino. Sullo sfondo il palazzo Ducale di Urbino. Amano incontrarsi così, in casa o in un wine bar è indifferente, verso sera, Dario, Claudio, Francesca e Paolo, studenti di Sociologia dell'Università degli Studi di Urbino.
“Perché davanti ad una bottiglia di vino si parla meglio”, spiegano i ragazzi. E si discute di sociologia, di cibo, di vino, di vita, “perché – sostengono loro – esiste la sociologia del vino e del cibo, che è la forma più pura della sociologia, che è lo studio della società, della vita nel suo fluire”.
E cosa c'è di meglio del vino e di un ragù, preparato con cura da Francesca che ad Urbino ha portato la tradizione siciliana, per parlare liberamente e lasciare tutto il resto alle spalle.
“Quando ero piccola – comincia Francesca - mia nonna mi raccontava che il vino aveva poteri miracolosi, liberava le menti e i corpi. Solo ora comincio a capire il vero significato di quelle parole”.
“Mi raccontava – continua – che quand'era molto piccola, per non farla piangere intingevano il suo ciuccio nel vino perché, dicono in Sicilia, faceva il sangue buono”.
A questo punto, è Claudio, il futuro sociologo della compagnia, a prendere la parola: “E per noi il vino è ancora questo, in un certo senso, se ci pensiamo bene. È quello che era per gli antichi quando si riunivano inneggiando a Bacco e alla libertà dei costumi. Il vino è il simbolo della festa e, nel pensiero sociologico, si carica di valori che la comunità gli regala”.
“Ma il vino – incalza Paolo – può essere anche il simbolo della solitudine, quando è consumato da soli, per disperazione, o solo per rifugiarsi in un mondo diverso rispetto a quello in cui si è costretti a vivere. Lo era per i romantici e lo è per molti contemporanei, spesso artisti, che nel vino si rifugiano”.
“Non solo artisti – lo corregge Dario – nel mio paese, in Calabria, il vino è il rifugio dei cosiddetti scemi del villaggio, che solo bevendo riescono ad integrarsi nella società. E non sono reietti, come invece oggi sono considerati gli ubriaconi, ma sono considerati dei compagnoni da tutti. E tutti danno loro soldi, non per paura come oggi, anche se si sa che quei soldi serviranno solo per il vino”.
A questo punto tutti hanno parlato e sottolineato, tra un bicchiere di vino e l'altro, i benefici o i problemi che il vino regala all'uomo. Quali che siano gli uni e gli altri, il vino è un simbolo, un simbolo che la comunità riempie di significati speciali che la bevanda di per sé non ha.
Il vino è storia, è il legame con le nostre radici, cantastorie della nostra società, con i suoi pregi e i suoi difetti, è il simbolo della nostra crescita, di una società frenetica che sa fermarsi davanti ad un bicchiere di vino per pensare a sé stessa.
Guido Luciani
