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Le nuove frontiere del Vino

Dal Globale al locale, da New York al Lago Trasimeno, due notizie ci fanno riflettere e ci portano a ragionare di vino...

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In America è stata commercializzata con successo una pillola, un integratore alimentare al vino rosso, che avrebbe degli effetti benefici sulla salute. Il vino in pillole deve la sua popolarità (la vendita di integratori contenenti i “principi attivi” del vino sarebbe aumentata del 300 per cento nel Nuovo continente) a diversi studi che mostrava i benefici del resveratrolo, una molecola contenuta nell’acino dell’uva da vino. Secondo le ricerche, i topi americani alimentati con alte dosi di resveratrolo (e magari senza hamburger a pranzo e cena) vivono più a lungo e hanno minori possibilità di ammalarsi di tumore e di Alzheimer. Quindi con queste pillole si assimilerebbero in grandi quantità le componenti positive dell'uva e del vino senza però assumere alcol e rischiare il declino verso l'etilismo. Ma anche privandosi del piacere di essere inebriati da un buon bicchiere di Nero d'Avola, ad esempio, degustato in serenità pensando ai benefici effetti che questo avrà sul nostro organismo.

Cosa che avviene ancora da quest'altra parte dell'oceano, dove si consumano cibi e bevande per il loro gusto e per il loro sapore, spesso ignorando gli eventuali effetti non salutari che possono poi riscontrarsi e dando ascolto soltanto al nostro stomaco e alla nostra gola. Lungo lo sponde del Lago Trasimeno, in Umbria, è stato messo a punto un innovativo progetto per lanciare il marchio delle Osterie del Trasimeno, luoghi della tipicità da cui raccontare e promuovere un territorio, e le sue eccellenze, facendo girare l'economia. Si tratta di un progetto di rivitalizzazione urbana che interesserà i piccoli centri storici lacustri, tutto incentrato sulla somministrazione di cibi e bevande in contesti architettonici di pregio. Parlare di prodotti del territorio, di tipicità e aggiungerci la parola bevanda significa, come tradisce il nome osterie, che si sta parlando inevitabilmente di vino, non essendoci, in questa zona, stabilimenti per la produzione di Coca, Pepsi o similari. Le osterie escono dalle foto color seppia appese sulle pareti delle cucine dei nonni per animarsi e diventare un luogo di rilancio dell'enoturismo di qualità e un punto di vitalità sociale ed economica.

Conviene forse rimanere da questa parte dell'Atlantico per ragionare di vino, dato che negli States l'esigua produzione nazionale (limitata agli stati di California, Oregon e Washington) e gli alti costi di importazione ne limitano l'impatto culturale e sociale, rendendolo un prodotto abbastanza caro e da consumare con moderazione e parsimonia. Tutt'altra atmosfera si respira nelle città italiane dove le enoteche, e i più pretenziosi wine bar, hanno conquistato spazi ed attenzione sottraendo clienti e bevitori ai pub. Un'evoluzione dei gusti, senza dubbio, che riporta il prodotto vino ad essere al centro del consumo dei giovani (sempre senza esagerare, se possibile...) e scapito di birrerie spesso arredate in serie, clonate da una sorta di Ikea irlandese che le fornisce di tutto, dai tavoli ai finti libri, privandole di gran parte della loro atmosfera. Un ambiente piuttosto uniforme, in genere, tanto che dopo il secondo boccale non è facile ipotizzare in quale città ci si troverà una volta varcata la soglia d'uscita.

L'enoteca dunque, e il suo prodotto principale, rappresentano un ritorno al locale, alla tradizione del bicchiere di vino in compagnia, magari unito ad un tagliere di salumi e formaggi piuttosto che ad uno di cioccolato. Una sperimentazione continua di etichette ed abbinamenti che eleva anche la serata più goliardica differenziandola dalla mezza pinta dal prezzo astronomico abbinata alle arachidi mollicce e ai pistacchi rinsecchiti.

L'attenzione intorno al vino cresce, e si vede. Non ci sono più soltanto i grandi eventi come il salone del Gusto di Torino e il Vinitaly di Verona ad attirare giovani degustatori e appassionati di enologia. Anche in settori meno propensi al consumismo si è fatta strada una sensibilità all'argomento che stupisce favorevolmente per l'equilibrio e la passione che fa trapelare. È il caso di Terra e libertà/Critical Wine organizzato dal circuito dei centri/laboratori sociali e di La terra trema del Leoncavallo di Milano. In questi casi l'approccio al vino diventa consapevole (a volte forse anche troppo..) e si unisce a riflessioni sull'impronta ecologica dei prodotti: si afferma così l'attenzione verso produzioni che possano vantare la “filiera corta”, cioè che siano locali, regionali o comunque che non abbiano attraversato continenti interi per arrivare sulla tavola. Una riscoperta del viticoltore delle colline dietro casa ma anche una riflessione su quanto affermava Luigi Veronelli circa il fatto che il vino deve essere degustato con calma ed attenzione in quanto frutto del lavoro dei contadini e dell'inimitabile sforzo produttivo di una terra.

Marco Paganini



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