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Padova

Affascinante centro, meta d’arte e pellegrinaggi

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Prima di iniziare a scoprire Padova, città affascinante, discreta e stratificata, partendo da Prato della Valle (si può parcheggiare nell’adiacente ex-foro Boario), è necessario un breve excursus storico per capirne l’identità così particolare.
Secondo la leggenda il centro fu fondato da Antenore in fuga da Troia ma l’origine fluviale del primigenio insediamento paleoveneto in una zona adiacente al Brenta (XII secolo a.c.), è testimoniata dal toponimo Padus che deriva da Po. Nel III a.c. il borgo assurge a municipium romano e gode di un periodo di prosperità che favorisce urbanizzazione e costruzione di ponti e canali navigabili fino al mare. Nell’attuale Prato si ergeva un teatro e resti di un anfiteatro sono riconoscibili nei Giardini dell’Arena. Importante nodo viario agli inizi del primo millennio, comincia a decadere con l’esodanzione del Brenta (589) e le successive invasioni barbariche. Nel 1100 con l’affermazione dei comuni e le opere di bonifica del Benedettini la situazione migliora.
A partire dal ‘200 fiorisce l’attività artistica, vengono costruite le mura, la Basilica di S. Antonio, il Palazzo della Ragione, l’Università (1222). Tra il 1303-1305 Giotto affresca la Cappella degli Scrovegni e sul finire del secolo si affermano i Carraresi che nel 1405 soccombono alla Repubblica di Venezia. La città mantiene il primato artistico con Mantenga, (dipinge Cappella Ovetari) e Raffaello, autore della statua del Gattamelata e del ciclo scultoreo del Santo. Nel 1545 viene inaugurato il primo Orto Botanico d’Europa e qualche anno più tardi Galileo insegna all’Università (1592-1610). Nel 1775 nel paludoso Prato viene realizzata l’Isola Memmia, un’area verde circondata da un canale e da statue.

La caduta di Venezia nel 1797 provoca un periodo di occupazione e saccheggi ma nel 1831 il famoso architetto Jappelli realizza il “Caffè Pedrocchi” un vero gioiello. Nel ‘900 le distruzioni belliche e lo smembramento dei quartieri sconvolgono l’assetto urbano di alcune zone.

Da Prato della Valle, una delle piazze più grandi d’Europa su cui si affaccia la Basilica di Santa Giustina, si prosegue verso la Basilica del Santo le cui otto cupole e torri si stagliano in fondo a via Beato Luca Belludi. Sul piazzale si erge la statua del Gattamelata di Raffaello, all’interno è custodita la tomba e le reliquie del Santo, meta di continui pellegrinaggi; visitabile anche il magnifico chiostro. A destra della Basilica la via omonima conduce all’interessante Orto Botanico. Percorrendo tutta via del Santo si nota il fondo l’antico Palazzo Zabarella, sede di mostre. Se proseguendo per via Zabarella si avverte un languorino è consigliata una tappa al Cafè Au Livre, una curiosa libreria inserita nella caffetteria che offre spuntini, pranzi veloci, salumi e formaggi tipici e una selezione di vini bianchi e rossi. Lautamente rifocillati si prosegue verso Piazza Eremitani dove sono ubicati i Musei Civici e la Cappella degli Scrovegni (si consiglia la prenotazione, ndr), famosa per il Giudizio Universale, un ciclo di affreschi realizzati da Giotto. Ritornando sui propri passi dopo poche centinaia di metri sulla destra è incuneata la duecentesca Porta Altinate che si attraversa per giungere in Piazza Garibaldi. Imboccando sulla sinistra via 8 Febbraio si sta già calpestando il caratteristico “liston”, parola veneta che indica le lastre di un grande marciapiede. Proseguendo diritti dopo un centinaio di metri si notano sulla destra le caratteristiche logge dello storico Caffè Pedrocchi che offre ai clienti una scelta di ben dodici gusti di caffè. A pochissimi passi altre due meraviglie, sulla sinistra il Palazzo del Bo, sede dell’Università, in cui è visitabile il cortile antico, il Teatro Anatomico a forma di cono rovesciato e la cattedra di Galileo ubicata nella Sala dei Quaranta. Di fronte Palazzo Moroni dalla cui scalinata si accede al Palazzo della Ragione, eretto nel 1218 e successivamente ampliato, dal caratteristico salone pensile con il tetto a carena di nave rovesciata, che racchiude un ciclo astrologico medievale di 333 dipinti. Al piano terra sotto i “volti” trova posto il mercato coperto, l’edificio è cinto ai lati da Piazza delle Erbe e della Frutta anch’esse tappezzate di bancarelle, all’estremità, separata da un cortina di edifici, si apre Piazza dei Signori su cui si affaccia il Palazzo del Capitano, l’Orologio Astronomico del 1423 e la cinquecentesca Loggia della Gran Guardia. Dalla fontana di Piazza delle Erbe, meta di goliardiche esibizioni, imboccando una delle stradine a sinistra è possibile immergersi nel ghetto zona di enoteche, osterie e localini tipici, dove è possibile bere uno spritz, un “ombra” e gustare un buon piatto di pasta e fagioli, bigoli all’anatra, fegato con polenta o baccalà (Osteria L’Anfora).

Piera Marsilio



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