Romeo e Giulietta, l'amore, la passione, il sacrificio.“Come la polvere e il fuoco che al loro primo bacio si consumano.” |
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Voi non sapete cos’è l’amore, direbbe Raimond Craver, il famoso poeta e novelliere americano a cui Robert Altman si è ispirato per il suo celebre film: America oggi.
No, forse noi no. Certamente l’ hanno saputo, e in sommo grado, i due amanti di Verona che da secoli ne sono il simbolo più puro e perciò immortale.
A ben vedere però, l’amore di Romeo e Giulietta è qualcosa di più che non un semplice sentimento privato, o una banale e insana passione. L’ amore, nell’ opera shakespeariana ha una forte carica eversiva e profondamente carnevalesca: infatti, come il carnevale rovescia i rapporti sociali, così l’ amore di Romeo e Giulietta se ne infischia delle convenzioni, degli usi e dei costumi, e sfida istituzioni secolari e fazioni e famiglie d’appartenenza.
L’ amore, quell’ Amore (ma ve ne possono essere altri?) è scandaloso. Perché scandaloso? Perché genera confusione, perché è per propria natura anarchico; è perciò qualcosa che le autorità e la società stessa non riescono mai a imbrigliare del tutto: nonostante l’istituto del matrimonio.
Nel Romeo e Giulietta l’ amore è carnevale, ribaltamento, commedia perversa e quindi “Vero Amore”. Tutto è maschera, sensualità, beffa del destino, scherzo sadico della divinità che si diverte a prendere in giro due bambini (perché Giulietta, ricordiamolo sempre, ha solo 13 anni), fino a condurli fatalmente alla tragedia finale.
Povera Giulietta! Diventata adulta in una notte e solo per una notte felice..
Quello che ci colpisce di Giulietta è però il suo profondo, radicale, rapidissimo, mutamento psicologico: da bambolina passiva disposta a sposare chiunque fosse andato bene a sua madre (Paride, per la precisione), a ragazza tenace e determinata capace di sfidare tutti: padre, madre, promesso sposo e clan, pur di realizzare il suo sogno e cioè la sua volontà. L’amore che rende adulti, insomma.
E la trasformazione è così repentinia (Shakespeare comprime gli avvenimenti proprio per rendere più efficace l’effetto scenico) che alla fine proviamo pietà persino per gli ottusi genitori: non hanno mai conosciuto davvero la propria figlia! Davvero non sanno chi sia, e cosa sia stata in raltà Giulietta! E cosa può esservi di più triste per un padre e per una madre?
Un privilegio questa conoscenza, che il bardo inglese riserva invece e ovviamente, ma anche con un certo qual gusto del paradosso, al pubblico del teatro.
Ma si diceva “il carnevale” nella tragedia. Beh, se non è proprio una festa di carnevale quella in cui Romeo incontra per la prima volta Giulietta poco ci manca. E’ un ballo in maschera ed è grazie al mimetismo della maschera e dei costumi che falsificano la realtà e quindi la ribaltano e quindi la rendono più vera, che il nostro innamorato (fino a quel momento di un’altra) può, del tutto inaspettatamente, rivolgerle la parola. E’ il destino che li fa incontrare o, per essere più prosaici, una botta di fortuna; ma è sempre il destino che li divide.
Che colpa ha Romeo se per salvare Mercuzio alla fine proprio Mercuzio muore?
Che colpa ha Romeo se arriva nella cripta prima che Giulietta si risvegli e allora, credendola morta, si uccide? Nessuna. Nessuna.
E’ un carnevale anche questo. Una commedia perversa, appunto.
Anche le lotte fra Capuleti e Montecchi non hanno nulla di epico. Sono poco più che baruffe tra ragazzetti (a volte pure tra vecchi) , ed è solo per una jella nerissima che alla fine ci scappa il morto. Come allo stadio. Teppisti. Punto.
E il sesso? Non esiste carnevale senza sesso. La sessualità carnevalesca, grassa, volgare eppure alata è presente eccome! State a sentire con quali sconci parole Mercurizio/ Dioniso, si rivolge all’ amico Romeo, credendolo innamorato ancora di Rosalina:
“ Io ti impongo, per gli occhi della splendida Rosalina, per l’alta sua fronte e le sue labbra scarlatte, per i bei piedi, le cosce vibranti, e le adiacenti plaghe di comparir a noi…Per questo (Romeo) non può andare in collera. Lo farebbe se evocassimo uno spirito di un’insolita specie entro il cerchio della sua dama lasciandolo ritto, finchè lei non l’ avesse soddisfatto o esorcizzato!”
Mercuzio poi muore, lo sappiamo; come muoiono alla fine Romeo e Giulietta; come sono morte tante e tante rivoluzioni nella storia dell’ uomo.
I Capuleti e i Montecchi fanno pace sulla tomba dei due amanti (bella forza!) e un nuovo/vecchio equilibrio si ristabilisce.
Romeo e Giulietta vivranno però per l’eternità perché, come ho detto all’ inizio, sono il simbolo dell’ Amore; ma io credo una cosa: sono e saranno il simbolo dell’amore più celebre perché in fondo, seppur per poco, si sono amati, e questo comunque ci rassicura.
C’è però qualcuno che nanifica i due amanti veronesi per profondità e costanza e sacrificio del proprio sentimento. Qualcuno che “per la sua amata non fu mai nessuno e per il quale lei invece fu tutto”.
Beatrice non saprà mai che la voce di un esule, incontrato di sfuggita, la canterà per sempre. La nostra pietà, la nostra venerazione, ci induce a dimenticare (a non vedere) quella pietosa disarmonia, che fu indimenticabile per Dante.
Sara Musiani
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