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Archivio di Maggio, 2008

Un giorno a… Montefalco

Una piccola città medievale collocata a cingere, quasi come una corona, la sommità di una collina le cui pendici, così come la pianura sottostante, sono nobilitate da chilometri di vigneti, in gran parte votati al rosso. Questa è Montefalco, chiamata anche la terrazza dell’Umbria, in ragione della sua posizione panoramica che consente allo sguardo di spaziare a tutto tondo sulle colline e sulla valle formata dai fiumi Topino, Clitunno e Tevere.
Varcando le mura dalla porta principale, Porta di S. Agostino, ci si trova di fronte ad una ripida strada in salita, Corso Mameli, che conduce alla piazza del Comune. La “scalata” permette di lambire alcuni degli edifici storici più importanti della città: l’ex chiesa di S. Francesco (che conserva affreschi di Benozzo Gozzoli e del Perugino), la chiesa di S.Agostino, quelle di S. Chiara e S. Bartolomeo, fino ad arrivare al palazzo del Municipio.

Visitando Montefalco, che si trova al centro della Strada del Sagrantino, non si può evitare la degustazione del pregiato passito, magari nel grande bar enoteca di piazza del Comune. Così come non si può prescindere dal degustare alcuni piatti forti della cucina umbra dall’Alchimista, che si trova poco distante. Passeggiando per i vicoli del centro troverete numerosi stimoli per lo shopping, che (probabilmente) ricadrà sugli appetitosi prodotti alimentari – insaccati e formaggi – sugli ottimi vini e sul pregiato olio di questo territorio.
L’unica domanda da farsi è quindi: quando andare a Montefalco? Ogni giorno di primavera è buono, magari con un occhio al meteo dato che con il bel tempo il panorama è decisamente migliore ed anche la sosta sulle panchine da cui si scorgono i colori e le forme di questo territorio risulta sicuramente più piacevole.
Un giorno migliore degli altri potrebbe essere il 25 maggio, quando, dopo 365 giorni di attesa, ritorna Cantine Aperte, l’evento più importante che si svolge in Italia con protagonista il vino, la sua gente e i suoi territori. Nell’ultima domenica di maggio, le cantine socie del Movimento Turismo del Vino aprono le porte al pubblico, favorendo un contatto diretto con gli appassionati del vino. Tra le più rinomate di Montefalco ci sono le cantine Antonelli, Tiburzi, Caprai, Tocchi, Scacciadiavoli, Fongoli, Rocca dei Fabbri e Perticaia.

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  • Erbe aromatiche: come creare il mini orto da balcone

    Come abbiamo visto, le erbe aromatiche danno ai piatti un sapore in più. Se poi c’è la soddisfazione di staccarle fresche-fresche da una nostra piantina,allora sì che sembrano ancora più buone !!!
    Coltivarle non è così difficile, basta un piccolo spazio sul balcone, un po’ di passione e seguire qualche avvertenza.
    Basta un’aiuola nell’orto, un vaso sul balcone, un angolo del giardino.
    Sul terrazzo si possono utilizzare  vasi o cassette (dì coccio o dì plastica a scelta).Le piantine acquistate vanno travasate in contenitori solo leggermente più grandi di quelli originali.
    Se possibile, poi, le piante aromatiche vanno collocate in una posizione riparata dai venti.
    L’esposizione migliore è sempre il sole. Anche la menta che in teoria è pianta di semi-ombra, in pratica ha più profumo se esposta al sole.

    E’ bene ricordarsi di annaffiarle con regolarità, evitando, però, la formazione di ristagni d’acqua. Nel dubbio, prima di bagnare controllate il grado di umidità della terra, tastandola con le dita.
    Sarà utile concimare regolarmente, durante il periodo vegetativo, per reintegrare gli elementi nutritivi asportati dalla pianta con la crescita o persi per dilavamento.
    Usate un concime completo che comprenda azoto, fosforo, potassio ed i microelementi.
    Per le somministrazioni, regolatevi seguendo le indicazioni riportate sulle schede botaniche al momento dell’acquisto delle piante.
    Diverse piantine possono essere sistemate insieme in un unico contenitore. L’unico elemento da tener presente: le esigenze particolari in fatto d’ acqua. Quindi, si possono mettere assieme, ad esempio timo, rosmarino e santoreggia. La menta, che richiede più acqua, si può abbinare al cerfoglio ed al dragoncello.
    Quando poi sarete più esperti, potrete creare nuove piantine da seme oppure da talea o divisione dei cespi.
    Divertitevi e … Buon lavoro !!!

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  • Este, una centro suggestivo ricco di antiche vestigia

    Este è una deliziosa cittadina ai piedi dei Colli Euganei in provincia di Padova. Il toponimo deriva dal fiume Adige (Athesis) che attraversava l’abitato fino al 589 quando la Rotta della Cuffia ne deviò il corso 15 chilometri a sud.
    Dalla città prese il nome la famiglia d’Este che si trasferì a Ferrara nel XIII secolo.
    Popolata fin dalla preistoria, tracce degli Euganei risalgono al 3500 a.c., intorno al II millennio fu occupata dai Paleoveneti abili guerrieri, commercianti e allevatori di cavalli. Alcune leggende narrano che giunsero a seguito di un guerriero troiano compagno di Antenore fuggiasco da Troia e fondatore di Padova. Dal III secolo a.c. il centro divenne colonia romana. La romanizzazione degli abitanti fu lenta e pacifica e tra il 49 e il 42 a.c. furono iscritti alla tribù Romilia. Nella zona si stanziarono legionari di Augusto reduci della battaglia di Azio (31 a.c) a cui fu affidato l’agro di Este, i territori furono centuriati e si costruirono strade lastricate e ville. La caduta dell’impero, la deviazione dell’Adige e le invasioni barbariche fecero decadere l’area a villaggio rurale. Intorno al mille si verificò una rinascita attorno al Castello costruito da Alberto Azzo II d’Este (996-1097) capostipite della Casa d’Este. I Marchesi scapparono a Ferrara nel 1239 a causa degli attacchi di Ezzelino da Romano che distrusse due volte il castello (1238-1249). La città passò di mano finchè Ubertino da Carrara signore di Padova ricostruì il maniero (1339). Nel 1405 per sfuggire agli scontri tra padovani e veronesi Este si sottomise spontaneamente a Venezia. La pacifica dominazione della Repubblica produsse ricchezza e sviluppo demografico, arrestato solo dalla peste nera del 1630. La caduta di Venezia, l’avvento di Napoleone e degli austriaci, non fermò lo sviluppo che proseguì anche dopo l’annessione al Regno d’Italia (1866). Attualmente è un centro agricolo, artigianale ed industriale, ricco di monumenti.

    Torre del Soccorso

    Tra i più importanti il Castello dei Carraresi, ricostruito nel 1339 recentemente ristrutturato. Da visitare la Torre del Soccorso, il Mastio e i giardini dentro le mura. Palazzo Mocenigo (XVI sec.), inglobato nella cinta, è sede del Museo Nazionale Atestino che conserva reperti peleoveneti e romani di enorme interesse archeologico. Uscendo dal museo si può notare in fondo il ponte della Porta Vecchia con il suo bellissimo orologio. A pochi passi Piazza Maggiore su cui si affacciano il Palazzo del Municipio, il Palazzo degli Scaligeri (‘300), sede del Gabinetto di Lettura. Una selva di portici caratterizza tutto il centro storico. Imboccando la strada a sinistra a pochi metri si erge la Chiesa di S. Martino dal caratteristico campanile storto, la più antica di Este (XI secolo). Proseguendo si trova la Basilica S. Maria delle Grazie del 1400, rifatta nel 1717 che custodisce un’icona bizantina miracolosa e una la tela “Sant’Antonio da Padova con Bambinodello Zanchi. Da Piazza Maggiore imboccando via Cavour, si aprono a sinistra Piazza della Erbe e Piazza Trento, è consigliata una tappa nella Trattoria Da Piero Ceschi che propone piatti tipici. Imboccando la stretta e caratteristica via Madonnetta si sbuca al Duomo Abbaziale di Santa Tecla (‘600-‘700) costruito sulle rovine di una basilica paleocristiana; di pianta ellittica conserva la pala “Intercessione di Santa Tecla di Giambattista Tiepolo. Percorrendo il lungo portico, scavalcando il Ponte di S. Francesco e proseguendo dritti si giunge alla Chiesa degli Zoccoli (‘500), navata unica con attiguo monastero e chiostro. Rivolgendosi a destra si scorgono i due campanili della Chiesa della Salute (‘600) a pianta ottagonale ricca di opere pittoriche dello Zanchi.

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  • Forno di Zoldo, la patria dei gelatai

    Immersa nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, troviamo Forno di Zoldo.
    Tranquilla località di villeggiatura e di soggiorno, ricca di numerose frazioni, disseminate tra i pascoli e le abetaie (Bragarezza, Prà, Dozza, Sommariva, Fornesighe, Casàl…) è un’ ottimo punto di partenza per escursioni o vere e proprie ascensioni sulle vette del Pelmo (m. 3168) o del Civetta (m.3218).
    D’inverno, il comprensorio è adatto allo sci da fondo; due gli anelli dove poter praticare questo sport:”Pralongo” e “Campo”. Inoltre ci sono le piste da discesa.

    Il nome “Forno” deriva dalla presenza, in passato di forni fusori per i metalli.
    Oggi possiamo visitare il “Museo del Ferro e del Chiodo”, dove si può vedere l’evoluzione della lavorazione del ferro, una vasta serie di chiodi di diversa forma e gli attrezzi in ferro.

    Nel paese è sita l’antichissima Chiesa di San Floriano, con strutture e affreschi gotici e due tavole quattrocentesche di Girolamo da Trento, oltre che all’Altare delle Anime scolpito da Andrea Brustolon tra il 1682 e il 1685, con la facciata ricca di affreschi risalenti al 1500 ed un campanile ottocentesco alto 80 m.

    Il simbolo della Val Zoldana è sicuramente il Gelato.
    Per vincere la miseria, i zoldani cominciarono a vendere “caramelli”, ovvero mandorle ricoperte di zucchero caramellato. Le caricavano su un carrettino e scendevano in pianura. In seguito i caramelli furono sostituiti dal gelato. Veniva preparato nelle tinozze e lo congelavano con ghiaccio e sale. Poi travasato in botticelle di legno isolate con dei sacchi, che lo mantenevano solido fino a sera, il gelato veniva issato sui carrettini che stazionavano nelle piazze e lungo le strade di passeggio delle città più ricche…
    Potremo rivedere questa tecnica durante “Dolomiti in Festa”, manifestazione che si terrà a Belluno il 17 e 18 maggio 2008.
    Oggi i maestri gelati zoldani e cadorini d’estate migrano prevalentemente in Germania a vendere il loro prodotto artigianale.
    Punto d’incontro è diventata, nel corso degli anni, la Mostra Internazionale del Gelato di Longarone MIG : una vetrina sia per l’aggiornamento, che per la diffusione delle prelibatezze dei gelatieri bellunesi.
    Un’occasione, per i buon gustai, per… leccarsi i baffi !!!

    La curiosa storia del gelato

    Se oggi possiamo assaporare il Gelato, dobbiamo ringraziare i  Greci ed i Romani: quest’ultimi lo preparavano usando una macedonia di frutta passata ed aggiungendo miele e neve.
    Gli Arabi, quando conquistarono la Sicilia nel 827, lo reintrodussero in Occidente, arricchendolo con l’uso dei succhi di frutta e dello zucchero.
    Ma è il 1500, a Firenze, a donarci un secolo “d’oro” per il Gelato.
    La Corte dei Medici bandì la gara culinaria “Il piatto più singolare che si sia mai visto”.
    Vinse il pollivendolo Ruggeri, con un sorbetto che i giudici dichiararono di “non aver mai assaggiato un dolce così squisito”.
    Bernardo Buontalenti, un architetto, pittore e scultore fiorentino, con una grande passione per la cucina, incaricato di preparare un banchetto, propose una serie di “dolci ghiacciati”. Un vero successo: i suoi gelati a base di zabaglione e frutta vennero diffusi in tutta Europa.
    Nel 1686, il palermitano Procopio dei Coltelli, aprì a Parigi il “Caffè Procope”, offrendo  un’ampia gamma di golosità “fredde”.
    La moda del sorbetto e del gelato, si propaga in tutta Europa grazie ai gelatieri napoletani e siciliani e, ben presto, negli Stati Uniti grazie al genovese Bosio che, nel 1770, aprì la prima gelateria a New York.
    Nel 1851, a Baltimora, Jacob Fussel congelando casualmente panna invenduta, inventa l’Ice cream, ponendo le premesse per il gelato industriale.

    A Parigi nel 1900, durante l’Esposizione Mondiale, si ebbe la prima grande affermazione dell’industria del freddo. Pochi anni dopo, Vittorio Marchionni inventò il “cono da passeggio”, una vera e propria rivoluzione nel consumo dei gelati artigianali, poiché non era costume dell’epoca consumare cibi per strada.
    Giovanni Torre di Bussana crea il primo forno, unico in tutto il mondo, per la produzione di waffers e di coni, che all’esposizione di Torino del 1910 ebbe talmente seguito che fu premiato a Parigi, Londra e Roma.
    All’inizio del secolo i gelatieri italiani, soprattutto bellunesi della Val Zodana e del Cadore, emigrano e vendono i loro prodotti in Austria ed in Germania, distribuendo il gelato con tipici carrettini. Veniva preparato in apposite tinozze, congelato con ghiaccio e sale, infine travasato in tini di legno, che venivano isolati con dei sacchi e che lo mantenevano solido fino a sera.
    Il bolognese Otello Cattabriga, nel 1927, costruisce la prima gelatiera automatica. Un vero successo: da allora le macchine, chiamate proprio Cattabriga, con il sistema “stacca e spalma“ tipico della lavorazione manuale, vengono distribuite in tutto il mondo.
    Oggi, in sintesi, i gelati si possono suddividere in diversi tipi: alla crema, all’uovo, alla frutta.
    Il Gelato alla Crema contiene, latte, panna uova e zucchero; vengono aromatizzati con vaniglia, noci, mandorle e liquori vari. Il Gelato all’Uovo contiene latte e uova. Forniscono entrambi circa le stesse calorie di un etto di carne di manzo, contengono zuccheri semplici e proteine omogeneizzate, danno una carica immediata e sono molto digeribili. Sono molto adatti per gli sportivi, per il grosso apporto di energie.
    Il Gelato alla Frutta contiene acqua, frutta e zucchero, e viene detto “sorbetto”; è molto rinfrescante. E’ molto adatto ai sedentari.
    Contendendo una gran quantità di zuccheri, che bruciano velocemente e non mantenendo a lungo la sensazione di sazietà, non assicurando un apporto di energie duraturo, i gelati vengono spesso accompagnati con un cono o dei biscotti.

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  • Gelati… Tanti gusti per tutti i gusti!

    Con la bella stagione niente è più piacevole di una coppa di gelato, ecco dunque alcune ricette per una preparazione casalinga.

    Coppa alla menta e cialde di cioccolato

    Ingredienti per 4 persone

    3 tuorli d’uovo
    200cc. di latte
    200cc. di panna liquida
    4 cucchiai di zucchero
    una stecca di vaniglia
    un cucchiaio di estratto di menta
    foglioline di menta
    cialde al cioccolato

    Preparazione

    Unite il latte alla panna e aggiungete una stecca di vaniglia; fate bollire il latte mescolando con un cucchiaio. In una terrina a parte sbattete i rossi d’uovo con lo zucchero fino a renderli spumosi. Togliete la stecca di vaniglia dal latte e quando sarà freddo unitelo alla crema, poi fate cuocere tutto a bagnomaria (senza far bollire) per 8 minuti, finché la crema sarà densa. Lasciate raffreddare il composto, versatelo con l’estratto di menta nella gelatiera. Quando sarà pronto servitelo nelle coppe guarnendolo con cialde al cioccolato e foglioline di menta.

     

    Coppa di panna e amarene

    Ingredienti per 4 persone

    2 uova
    300g. di panna fresca
    300 cc di latte
    70g. di zucchero
    un cucchiaio di farina bianca
    un cucchiaio di essenza di vaniglia
    sciroppo di amarene
    amarene fresche
    zucchero vanigliato

    Preparazione

    I una casseruola versate il latte, la farina e portate a ebollizione. Quando avrete tolto dal fuoco aggiungete la vaniglia, coprite e lasciate riposare per circa 20 minuti. A parte lavorate le uova e lo zucchero che trasformerete in una spuma soffice; a questo punto aggiungete il latte mescolando bene. Cuocete a fuoco lento o a bagnomaria per qualche minuto sempre mescolando finché il composto è diventato denso. Togliete dal fuoco, lasciate raffreddare e aggiungete la panna. Prima di versare la panna nel composto, lavorarla con un pò di zucchero per evitare la formazione di grumi. Versare quindi il composto nell’apposito contenitore della gelatiera. Il gelato sarà pronto in circa mezz’ora. Servirete il gelato in coppe, decorandolo con ciuffi di panna, sciroppo di amarene e qualche amarena fresca.

    Gelato al cioccolato

    Ingredienti per 4 persone

    2 uova
    300 gr di panna fresca
    1 cucchiaio di farina bianca
    100 grammi di cioccolato fondente
    130 gr di zucchero
    300 cc di latte
    essenza di vanigliato

    Preparazione

    In una casseruola versate il latte e la farina portandoli a ebollizione, unite il cioccolato che avrete fuso in precedenza, togliere dal fuoco e aggiungete l’estratto di vaniglia, coprite e lasciate riposare per circa 20 minuti. Nel frattempo lavorate le uova con lo zucchero fino a ottenere una morbida spuma alla quale aggiungerete la panna. Unite il tutto al composto di latte e farina e mettete nella gelatiera. Quando sarà pronto servirete il gelato in coppe guarnite con scaglie di cioccolato fondente e ciuffi di panna montata.

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  • Gli Erbi; tanto comuni, poco conosciuti…

    Il miscuglio di erbe spontanee chiamate “erbi” sono poco conosciuti e crescono da ottobre ad aprile su un ciglio di una strada, un prato, un campo coltivato, un oliveto.
    Armati semplicemente di coltello e busta di plastica, chiunque dalla propria finestra scorga un campo coltivato, potrebbe scendere nel verde a fare gli erbi preoccupandosi di chiedere permesso al contadino per non fargli imbracciare il fucile…
    Gli erbi si distinguono dagli altri ortaggi da foglia per il loro sapore caratteristico, dolciastro; cotti in acqua bollente, sono un ottimo contorno se conditi con olio aceto o limone.
    Cucinare con gli erbi sarà sempre una sorpresa perché il sapore dei piatti varierà ogni volta secondo il tipo di erba utilizzata, del luogo di raccolta e del periodo dell’anno.
    Molti turisti distratti calpestano gli erbi ignorando il delitto commesso al loro palato e precludendosi il piacere di osservare e scoprire i segreti della natura.

    Gli erbi hanno rappresentato una pietra cardine dell’alimentazione contadina, ed oltre a essere una fonte di sali minerali e vitamine si impiegavano da soli e o in frittate o torte salate, nei tortelli o con polenta.
    Le persone anziane sono le guide per raccogliere gli erbi che andranno mantenuti integri nel loro “ciuffetto” e scossi dalla terra.Già a sei anni mia nonna sapeva riconoscerli e ne faceva un fascio prima di andare a e venderli al mercato; ancora oggi assapora il gusto di andare a fare gli erbi.
    Un moderno cittadino lucchese che per la prima volta si trova a dover riconoscere le piantine si chiederà in vernacolo”enno erbi boni?” perché riconoscere gli erbi è un’abilità che si acquista con il tempo. Il più buono si chiama erba gatta ma ne esistono di tante varietà: quattro cosci, cicerbite, lingue di gatto, gratinepoli, rape selvatiche, bieta selvatica, granfiabodde.
    La cicerbita è una pianta erbacea molto comune che si riconosce per le rosette con foglie rigide con bordi frastagliati che a volte si presentano ispide. In alcuni terreni assume colore bruno-rossastro. Il suo sapore dolce attenua l’amaro di altre essenze.
    Il lattughino e il radicchio selvatico hanno radici fittonanti e si trovano un po’ovunque dalla pianura alla media montagna, Il primo, con le sue foglie cuoriformi, lanceolate e dentate si può raccogliere in primavera e in luoghi assolati, prima dello sviluppo del fusticino. Il radicchio selvatico può raggiungere anche il metro di altezza e si presenta ruvido con foglie basali raggruppate in rosetta che seccano dopo l’inverno. E’ necessario utilizzarlo assieme ad altre essenze per attenuare il suo sapore amarognolo.
    Maggiore sarà il numero delle varietà raccolte e migliore sarà la nostra pietanza.

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  • Corso su Internet per… Gelatieri

    Se vuoi imparare a  fare il Gelato, con un colpo di Mouse, “La Mia Gelateria” è quello che fa per te.
    Come ogni anno, la Carpigiani Gelato University, propone il corso propedeutico on-line “La Mia Gelateria”. E’ un percorso orientativo per chi vuole apprendere le nozioni di base.

    Nel sito dell’azienda Bolognese, è possibile iscriversi, scaricare il materiale didattico ed essere i protagonisti di un tour  “virtuale” in un laboratorio di gelateria.
    Sul web è disponibile un tutor, un gelatiere professionista, che ti guiderà nel processo di apprendimento.
    Il corso è incentrato sulla storia del gelato, le materie prime, la produzione, le macchine e le attrezzature.
    La durata dell’account è di 30 giorni dalla data di attivazione, ed il costo è di € 60.00 (iva inclusa).
    Al termine dell’insegnamento viene consegnato ai partecipanti, il buono di € 60.00  per la partecipazione a un “Corso Base”, entro 12 mesi, nella sede  centrale di Carpigiani.
    Indirizzi utili:

    Carpigiani
    Sede centrale:
    via emilia 45,
    40011 Anzola dell’Emilia (BO)
    Telefono: +390516505111
    Fax: +39051732178
    E-mail: venditeit1@carpigiani.it

    Il carretto del gelato tra antica tradizione e moderna innovazione

    Il gelato è un alimento che si consuma spesso per strada per prendersi una pausa, per rinfrescarsi o per semplice piacere. A volte capita di fermarsi a comprarne uno dai venditori ambulanti che viaggiano a bordo del famoso carretto immortalato da una canzone di Lucio Battisti.

    È curioso vedere come, in giro per il mondo, il carretto abbia subito singolari trasformazioni che lo hanno reso un oggetto multifunzionale, divertente e spesso bizzarro e stravagante.
    Adam Ellis, design director dell’agenzia Coley Porter Bell (CPB) ha dato vita a Scoop, ovvero “paletta”. Un furgoncino dal design innovativo e dalle tinte accese: luci e scritte fucsia, paletta gigante sul tettuccio e cerchi color arancione.

    Il gelato viene venduto in contenitori di cartoncino, simili a quelli dei ristoranti cinesi, e si mangia usando un cucchiaino di legno con marchio Scoop, logo che nella p finale ricorda proprio la forma della paletta.
    Simpatiche hostess con tailler nero, cappellino civettuolo e foulard fucsia al collo, accolgono tutti i clienti: grandi e piccini. Anche se l’obiettivo è attirare i genitori più che i bambini. Così accanto al gelato, a bordo, si trovano delizie della tradizione culinaria turca, budini fantasiosi per forma e ingredienti, marmellata di arance che ricorda l’Inghilterra, madrepatria di Scoop, e persino champagne.
    Per il momento, Scoop gira unicamente per le strade di Londra, ma Adam Ellis sta pianificando una serie di tappe che, questa estate, lo porteranno lungo tutta la costa inglese a visitare festival, concerti, gallerie d’arte e manifestazioni culinarie.
    È invece interamente ricoperto di erba artificiale e margheritine bianche il furgoncino della Innocent, ditta inglese di succhi di frutta. Gli interni sono rivestiti di tessuti pezzati come il manto di una mucca. Si chiama Dancing Grass Van e il nome non è solo frutto di fantasia, perché il carretto fatto d’erba balla davvero. Un sistema idraulico collegato alle ruote del veicolo lo fa ondeggiare, quando non è in marcia. Sul tettuccio due clacson strombazzanti riproducono il verso della mucca. Succhi e gelati, rigorosamente alla frutta, arrivano al suono di “mooo”.

     

     

    Infine ecco qualcosa rivolto principalmente ai ragazzi: “Own Your C”. In America, questo furgoncino distribuisce volantini per informare gli adolescenti sui danni causati dal fumo e funge da centro di ascolto e orientamento per i giovani che non sanno ancora quale strada prendere nella vita. Tutto realizzato e portato avanti dalla C-Ride, ditta che si occupa della vendita ambulante di gelato. L’obiettivo è quello di coniugare l’amore per il gelato con la responsabilità sociale.
    Il progetto sarà attivo negli Stati Uniti la prossima estate.
    In questo modo, comprare un gelato diventa un’esperienza, un momento per giocare, riflettere, stupirsi e immaginare, tra gusto e divertimento

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  • Un giorno a… Pisa

    Benvenuti a Pisa! Capoluogo di provincia della Regione Toscana e importante centro commerciale e industriale. Iniziamo il nostro tour visitando il Ponte Vecchio, oggi chiamato Ponte di Mezzo, il ponte più antico di Pisa. Passando da Piazza Garibaldi, arriviamo in una delle vie principali, il Borgo Stretto. Proseguiamo fino ad arrivare alla famosissima Piazza dei Miracoli o Piazza Duomo. La piazza è molto grande e ospita bellezze uniche come il Duomo, monumento artistico risalente al 1004, periodo in cui si diede inizio ai lavori, completati poi nel secolo successivo; il Campanile, ovvero la conosciutissima Torre pendente o Torre di Pisa. Chi lo desidera, può arrivare fino al cima alla torre e ammirare il paesaggio dall’alto. La torre di Pisa, alta 54 metri è costituita da diverse arcate e conta 294 gradini, facenti parte di una scala a chiocciola. I primi lavori risalgono al 1173, mentre bisognerà attendere due secoli per vedere completata la torre pendente; il Battistero risale al 1152 e al suo interno si può ammirare la Fonte Battesimale di Guido Da Como; il Camposanto del 1277, si può vedere il Salone degli affreschi. I disegni preparatori degli affreschi del Camposanto sono racchiusi all’interno del Museo delle Sinopie. Un’altra struttura da visitare è sicuramente il Museo dell’opera del Duomo. All’interno possiamo ammirare opere dei monumenti del Campo dei Miracoli, come il Cristo deposto, il Crocifisso, la Madonna col bambino, statue della facciata del Duomo.

     Un altro Museo importante di Pisa è il Museo Nazionale di San Matteo, sede del 1949 del convento delle Benedettine di S. Matteo. Molte le opere che possiamo ammirare all’interno del Museo: la reliquia di S. Lussorio di Donatello, la Madonna del latte, il busto del Verrocchio, il Redentore al beato Angelico. Dopo aver visitato tutte queste bellezze uniche all’interno delle sale del Museo: dalla sala della pittura a quella della scultura, risalenti nel periodo che va dal 12° al 15° secolo, ci meritiamo una pausa in uno dei ristoranti situati al centro di Pisa. In Viale Vespucci 104, infatti troviamo il Ristorante “Lo Schiaccianoci” . Possiamo degustare ottime specialità di pesce abbinate ad una vasta enoteca con vini non soltanto locali. E dopo il caffè e l’ammazza-caffè, godiamoci il pomeriggio tornando in Piazza dei Miracoli per acquistare souvenirs nei tantissimi banchetti e negozi della zona. Ed ora facciamo una piccola escursione nei dintorni di Pisa. Visitiamo il Parco Naturale Migliarino, situato a San Rossore. Su una superficie di circa 24mila ettari, possiamo ammirare spiagge, pinete e boschi di latifoglie. Per gustare i prodotti di Pisa DOC e DOCG ci dirigiamo alle Colline Pisane. Concludiamo la nostra gita con una cena. Torniamo a Pisa, in Via san Frediano, dov’è situata l’Osteria dei Cavalieri. Piatti tipici della tradizione culinaria pisana, i migliori vini e tanta cortesia in un ambiente piacevole sono gli ingredienti per trascorrere una bella serata. Ritorniamo a casa sicuramente stanchi ma con tante emozioni per aver trascorso una giornata ricca all’insaputa del divertimento e della cultura.

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