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Archivio di Giugno, 2008

Un giorno a …. Sirmione

Sirmione è una bellissima località turistica, situata tra Peschiera del Garda e Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, in Lombardia. Località termale da tantissimi anni, è una meta sicura per cure inalatorie, ma non solo. Specializzata anche in cure dermatologiche, sono molti i turisti che approfittano, durante il loro soggiorno, per fare qualche seduta alle terme. Ma iniziamo a visitare le bellezze di Sirmione.

Le Chiese degne di nota, sono la Chiesa di San Pietro in Mavino, risalente all’anno 1070. Costruita a forma di capanna, fu protagonista di ristrutturazioni nel 1300. All’interno si possono ammirare diversi affreschi risalenti del XII secolo al XVI secolo. Risale invece al 1400 la Santa Maria Maggiore, costruita sulla base di un’altra chiesa: San Martino in Castro. Anche qui, all’interno vi sono numerosi affreschi.

Da ammirare anche un Crocifisso del 500 e una Statua della Madonna in trono. Risalente allo stesso periodo, è la Chiesetta di Sant’Anna, situata presso il Castello. Affreschi e statue del 1500, sono le bellezze che conserva la Chiesa. Nella zona del cimitero invece, molto carina è la chiesetta dei Santi Vito e Modesto. Risalente all’VIII secolo, fu ristrutturato qualche secolo più tardi. La Chiesa è dedicata ai Santi Protettori di Sirmione: Vito e Modesto appunto.

Un’altra bellezza di Sirmione è il Castello Scaligero, circondato dal Lago di Garda. Tappa obbligatoria per tutti i turisti sono sicuramente le Grotte di Catullo e l’Antiquarium. All’interno del Museo Paleontologico si possono ammirare Palazzo Maria Callas, sede di numerose mostre espositive.

E prima di sbizzarrirci nei mille coloratissimi negozietti, facciamo una meritata pausa pranzo. In Via Dante Alighieri 16, in pieno centro storico, c’è l’Antica Trattoria “La Speranzina”. Cucina tradizionale e tanta cortesia, sono i principali ingredienti del locale. E dopo aver mangiato, una bella passeggiata è il miglior modo per digerire. Non si può certo tornare a casa senza un souvenir di Sirmione! E a questo proposito, sono svariati i negozietti di questo genere, che vendono oggetti di ogni tipo, per ricordare la meravigliosa località turistica di Sirmione.

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  • Tozzo e quadrato, ora solo imponente ma in altre epoche anche minaccioso, il castello dei conti di Roero ospita l’elegante ristorante che Fulvio Siccardi e Lucia Garrelli, rispettivamente in cucina e in sala, vi hanno aperto, intitolandolo alla famiglia che possiede ed abita il maniero fin dal XIV secolo. Articolato in vari locali, tra i quali una cosidetta “sala dei sigari” di squisita fattura, il locale è di austera architettura, tutto travature in legno e volte in mattone, ingentilito però e reso familiare dai tavoli imbanditi con misurata e fresca raffinatezza. Del resto, l’eleganza è dovunque: nell’addobbo dei tavoli come nella presentazione dei piatti, cosi belli a vedersi che pare quasi un peccato mangiarli, ispirati come paiono essere alle coreografie della nouvelle cuisine se non adirittura alle rarefazioni dei giardini zen.

    Ed è nella consistenza di questi piatti, in genere non proprio abbondanti, la sola piccola controindicazione del Conti Roero: anche se un detto di antica saggezza consiglia di alzarsi da tavola con un po’ di appetito. Ma l’esperienza si conferma entusiasmante quando dall’occhio si passa al palato, pronto a constatare l’evidente cura che Siccardi mette in ogni piatto, tutti preparati ad personam con ingredienti di primissima qualità. Non ancora quarantenne, ma ricco di esperienze nella fascia più qualificata della ristorazione nazionale, lo chef pratica una cucina che più che alla tradizione locale, si rifà a criteri di libera ricerca, che hanno valso al suo ristorante il prestigioso riconoscimento di una stella Michelin, ad un solo anno di vita nel 2005. Il menù è suggestivo, molto elegante: ci si incontrano il bacalo islandese crudo marinato, al vapore e fritto, la carne cruda battuta a coltello e finissima all’albese o la singolarissima bourguignonne 2004. Ciliegine sulla torta, la ricchissima carta dei vini e l’eccezionale offerta dei dessert.

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  • Erbe aromatiche: le salse.

    Questa volta vi parlo, di come le Erbe aromatiche ravvivano ed insaporiscono i piatti, sotto forma di salse.

    Le salse “fredde” sono preparazioni a base di ingredienti legati fra loro senza cottura. La giusta consistenza di queste salse viene raggiunta dosando correttamente gli ingredienti. Le più note sono il pesto e la maionese.

    Gli utensili per prepararle in casa.
    Il mortaio con il pestello è indispensabile per preparare il pesto nel modo classico, inoltre serve per tutte quelle salse (come per esempio l’Aioli) che riescono meglio se gli ingredienti vengono ridotti in pasta.
    Indispensabili un buon mixer o un frullatore.
    Il passaverdura munito di disco a fori piccoli: per salse dalla consistenza omogenea, ma grossolana.
    Il setaccio: per salse dense ma fini.
    Il colino conico a rete fitta: per salse liquide.
    La frusta elettrica o a mano: molto pratica per montare le uova.
    Una serie di ciotole dalle varie capacità, ma non in metallo.
    Un paio di spatole di gomma flessibile.

    Per una buona riuscita.
    Presentano una gamma di colori molto ampia perché non interviene il calore a modificarne l’aspetto. Ma perché riescano bene, devono essere eseguite a regola d’arte.
    Il metodo per fare in modo che la salsa resti compatta più a lungo è montare gli ingredienti girando la frusta o il cucchiaio nella stessa direzione.
    Se filtrate gli ingredienti con un colino, schiacciateli a fondo con il dorso del cucchiaio per estrarne al massimo sapore e succo.
    Se gli ingredienti sono molto asciutti, e volete usare il passaverdura, ammorbiditeli, spruzzandoli con del liquido (acqua, olio, aceto, brodo, succo di limone…).
    La salsa di pomodoro resterà di colore dal rosso intenso, se i pomodori vengono passati al setaccio.
    Per legare una salsa, si possono usare yogurt, ricotta, panna montata (non zuccherata), mascarpone e tuorlo d’uovo sodo.
    Il sale, prima di amalgamarlo agli altri ingredienti, deve essere sciolto nel liquido previsto.
    Per addensare una salsa troppo liquida, si unisce un po’ di mollica di pane bagnata nell’acqua ( ma senza frullarla, altrimenti diventerà collosa).

    Ricordate che le salse a base di erbe aromatiche non vanno preparate con molto anticipo: ossidandosi facilmente, prendono un colore scuro poco invitante. Tenetele comunque in frigorifero e mescolatele prima di servirle.

    Pesto

    Come conservarle.
    Si conservano per 2-3 giorni in frigorifero, chiuse negli appositi contenitori o coperte con della pellicola. Le salse fredde si possono conservare in freezer per un paio di mesi in piccoli contenitori o in vasetti di vetro, senza riempirli troppo, poiché il composto, gelando, aumenta di volume. Attenzione: quelle a base di uova non si possono conservare in freezer.
    La vinaigrette e la citronnette, si possono tenere in frigo per 2 settimane chiuse in bottigliette.

    Come servirle.
    Si possono versarle direttamente sulla preparazione, oppure sul fondo del piatto prima di disporvi la pietanza.
    Nel caso di insalate o di alimenti che potrebbero «cuocere» restandovi troppo a lungo a contatto, è possibile servirle anche a parte.
    Ad ogni modo, la salsa non deve mai ricoprire completamente le vivande che accompagna; se ne versa un cucchiaio o due in centro o di fianco alla preparazione e la rimanente si serve a parte nelle apposite salsiere.

    La più famosa: il Pesto.
    Questa ricetta è tratta dal sito www.pestoedintorni.org , la rassegna ed esposizione di pesto, prodotti agroalimentari e ittici liguri, che si svolge a Genova nel mese di ottobre.

    Ingredienti:

    6 mazzetti di basilico genovese o ligure
    3 spicchi d’aglio
    40 gr. di pinoli
    50 gr. di Parmigiano Reggiano grattugiato
    30 gr. di pecorino sardo grattugiato
    1 bicchiere di olio extravergine di oliva della Riviera Ligure
    sale grosso

    Togliete le foglie del basilico dalle piantine, lavatele e fatele asciugare su carta assorbente con delicatezza. Mettete l’aglio mondato nel mortaio di marmo, pestatelo con pestelli di legno d’ulivo fino a ridurlo in poltiglia, unite i pinoli e continuate a pestare. Aggiungete le foglie di basilico ed una presa di sale grosso, che ha il compito di mantenere brillante il verde del basilico, e schiacciate, senza pestare, contro le pareti del mortaio, roteando, fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete i formaggi e, sempre rimestando, diluite con l’olio versato a filo, meglio ancora goccia a goccia, finché il battuto raggiungerà la densità voluta.

    Alcuni abbinamenti.

    Aioli: adatta per uova sode, agnello, pesce, verdure cotte.
    Bagnet Vert: si serve soprattutto con il lesso.
    Alla Maggiorana: per pesci e carni alla griglia.
    Alla Menta: per agnello arrosto e pesce lesso.
    Moutarde: con gli antipasti e le verdure.
    Salmoriglio: ottima per pesce alla griglia o arrosto.
    Alla Senape: per insaporire carni e verdure.
    Tapenade: per pesce lesso e uova.
    Verde leggera: per tutti i bolliti di pesce e di carne.

    Non mi resta di augurarvi, Buon Appetito !!!

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  • Sotto il cielo di un’estate italiana

    Perché il calcio ha anche questo sapore. Sa di sere davanti alla tv. Di amici e parenti, o improbabili compagni di poltrona. Di occhi fissi a guardare la partita, di bocche rimaste aperte e panini sospesi a mezz’aria. Sa di pasti scivolosi che ungono le mani, pronti già prima del fischio d’inizio e consumati trepidando dietro al pallone. Mentre si mastica cibo e tifo, mentre la tensione taglia l’aria come fa il coltello che affonda nella pasta morbida di pizze e facacce, mentre si spera, si giosce, si soffre e ci si augura proprio di non ingoiare il boccone amaro della sconfitta. Il calcio sa di tradizione. Per questo non c’è modo migliore di accompagnarlo se non con i piatti simbolo della nostra cucina. Come una buona focaccia. Ecco allora due ricette per gustarsi la prossima partita:

    Impasto base per la focaccia

    Ingredienti

    600 g di farina 00

    100 g di farina di semola rimacinata

    200 g di patate

    1 lievito

    1 cucchiaino di zucchero

    50 g di olio extravergine di oliva

    430 g di acqua

    15 g di sale

    Procedimento

    Sciogliere il lievito in un po’ di acqua tiepida. Lessare le patate, spellarle, schiacchiarle e lasciarle raffreddare. Unire tutti gli ingredienti in una coppa e impastare con l’acqua tiepida fino ad ottenere una massa dalla consistenza soffice e appiccicosa. Far lievitare per circa mezz’ora. Oleare una teglia da forno, versare la pasta e stenderla rigorosamente con le dita, non usare il mattarello. Lasciar lievitare nuovamente per circa un’ora.

        

    La pasta può essere condita liberamente a seconda dei propri gusti, qui verranno presentate tre diverse combinazioni di ingredienti.

    Stendere la pasta in verticale e adagiarvi sopra un po’ di scamorza tagliata a fette e della mortadella.  

    Quindi arrotolare la focaccia su se stessa:

         

    Cuocere in forno statico alla massima temperatura.

     Si può condire la pasta anche con cipolla e pomodori,

    oppure con origano e pomodori ciliegini.

    Infornare anche in questo caso alla massima temperatura, in forno statico.

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  • Filed under: Ricette
  • Un menù a base di formaggio: una alternativa in tavola

    Nella preparazione di un menu a base di formaggio dovete porre attenzione ad alcune piccole regole durante la preparazione.Per quanto riguarda il primo piatto bisogna scegliere il tipo di fontina non troppo stagionato perchè la crema risulta più morbida, mentre le farfalle colorate si trovano nei supermercati in confezioni dove sono mescolate farfalle d i vari colori: bianche, verdi (agli spinaci), nere (al nero di seppia), rosse (al pomodoro). Se non si trovano le farfalle, si possono usare altri tipi di pasta corta (fusilli, conchiglie), sempre di colori diversi. Inoltre, per quanto riguarda il secondo piatto, la besciamella si può cucinare anche a microonde. Bisogna mettere gli ingredienti della besciamella al freddo in un recipiente a bordi alti; infornare nel microonde e cuocere 6 minuti alla massima potenza, mescolando ogni 2 minuti. A fine cottura, fare riposare 2 minuti.Infine un consiglio enologico per il dolce: accompagnare la torta con un vino bianco dolce e profumatocome il Torcolato di Breganze.

    formaggi
     
    FARFALLE CON CREMA DI FONTINA
    Ingredienti per 6:

    farfalle di tre colori 480 g 

    fontina 200 g 
    latte 1 bicchiere
    burro 2 cucchiai
    tuorli 2
    pepe bianco 1 spolverata
    semi di papavero 2 cucchiai 
    sale grosso 5 cucchiai
    Dividere la fontina a fettine sottilissime, tagliare le fettine a listarelle. Mettere le listarelle di fontina in un recipiente non metallico, coprirle con il latte. Lasciarle in ammollo 3 ore a temperatura ambiente. Portare a bollore un litro d’acqua nel tegame. Mettere il burro nella ciotola, appoggiare la ciotola sul tegame. Lasciare sciogliere il burro. Unire la fontina scolata e 1/2 bicchiere del latte dell’ammollo. Mescolare con il cucchiaio di legno finchè il formaggio si è completamente sciolto. Unire un tuorlo, sempre mescolando finchè è ben amalgamato. Aggiungere il secondo tuorlo continuando a mescolare con il cucchiaio di legno. Insaporire la crema con una spolverata di pepe. Spegnere il fuoco, aggiungere un bicchiere di acqua fredda nel tegame. Coprire la ciotola con un coperchio.Versare i semi di papavero in un padellino, possibilmente antiaderente. Scaldare i semi 1 minuto a fuoco medio mescolandoli con un cucchiaio di legno.
    Portare a bollore 5 litri di acqua in una pentola, salarla con il sale grosso.
    Cuocervi la pasta 10 minuti, scolarla lasciandola un po’ umida.
    Versare la pasta in un piatto da portata leggermente concavo, condirla con la crema di formaggio. Aggiungere, se occorre, 1-2 cucchiai dell’acqua di cottura. Spolverizzare i semi di papavero sulla pasta. Mescolare ancora con i due cucchiai per distribuirli in modo uniforme. Servire immediatamente.

    FRITTELLE DI BESCIAMELLA
    Ingredienti per 2:
    farina 4 cucchiai

    burro 4 cucchiai
    latte 3 bicchieri 
    grana grattugiato 3 cucchiai 
    emmental grattugiato 2 cucchiai 
    fontina 40 g 
    pangrattato 4 cucchiai
    uovo 1
    olio di arachidi 1 bicchiere
    noce moscata 1 grattata 
    sale fino 1 pizzico
    pepe 1 spolverata

    Portare il latte quasi a bollore. Sciogliere il burro 1 minuto in un tegamino a fuoco basso. Aggiungere la farina setacciata tutta in una volta e cuocere 2 minuti mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Unire 2 bicchieri di latte bollente al composto di burro e farina mescolando. Portare a bollore, versare poco alla volta il latte rimasto, mescolare. Salare, pepare, aggiungere la noce moscata e cuocere 10 minuti a fuoco basso mescolando continuamente, spegnere.Versare il grana e l’emmental nella besciamella, mescolare finchè sono sciolti. Fare raffreddare.
    Versare il pangrattato in un piatto piano, rompere l’uovo in un piatto fondo, sbatterlo 1 minuto con la forchetta. Raccogliere la besciamella a cucchiaiate e formare crocchette un po’ schiacciate. Tagliare la fontina a dadi di 1 cm, inserire al centro di ogni crocchetta un dado di fontina.
    Passare ogni crocchetta nell’uovo e nel pangrattato. Passarle ancora nell’uovo e infine nel pangrattato, premendo leggermente per far aderire bene l’impanatura.
    Scaldare l’olio di arachidi in una padella bassa e larga. Immergervi le crocchette e friggerle 3 minuti, poche alla volta, voltandole con una paletta a metà cottura.
    Scolare con mestolo forato su carta da cucina. Servire ben calde.

    TORTA DI RICOTTA E SAVOIARDI CON RETE DI SFOGLIA
    Ingredienti per 8:
    disco di pasta sfoglia per foderare la teglia 400 g 
     
    disco di pasta sfoglia a rete 100 g 
    roselline e foglie di sfoglia 
    ricotta 400 g
    savoiardi 100 g
    liquore alchermes 1/2 bicchiere
    tuorli 4
    zucchero semolato 40 g
    zucchero a velo 50 g
    latte 3 bicchieri
    fecola 1 cucchiaio
    sale fino 1 pizzico
    tuorli 2
    zucchero a velo 1 cucchiaio
    Versare i 4 tuorli nel tegamino, unirvi lo zucchero semolato. Montare 6 minuti con la frusta a mano oppure 3 con quella elettrica. Incorporarvi, sempre montando con la frusta, la fecola, poco alla volta. Unire il sale fino. Portare il latte quasi a bollore, unirlo ai tuorli un po’ alla volta mescolando con il cucchiaio di legno. Mettere il recipiente sulla fiamma molto bassa.
    Cuocere, sempre mescolando con il cucchiaio, fino all’ebollizione. Lasciare bollire 2 minuti senza smettere di mescolare. Versare la crema in una ciotola, lasciarla raffreddare mescolando ogni tanto. Passare la ricotta attraverso un setaccio, lasciandola cadere in una capace ciotola. Unirvi 50 g di zucchero a velo, poco alla volta e mescolando con il cucchiaio di legno.
    Lavorare lo zucchero e la ricotta 5 minuti fino a ottenere un composto soffice. Incorporarvi la crema raffreddata, lentamente e senza smettere di mescolare con il cucchiaio di legno. Versare metà ripieno di ricotta nella teglia foderata di pasta sfoglia. Livellare il ripieno con il dorso di un cucchiaio. Versare l’alchermes in un piatto fondo. Bagnarvi rapidamente i savoiardi. Sistemare i savoiardi sul ripieno in uno strato solo, accostati fra loro. Coprire i savoiardi con il ripieno rimasto e livellarlo con il dorso del cucchiaio. Sistemare sul ripieno il disco di sfoglia lavorato a rete.
    Schiacciare con due dita i bordi delle due sfoglie. Sbattere 2 tuorli 30 secondi con una forchetta. Spalmarli sulla rete e sul cordoncino con il pennello. Spalmare di tuorlo anche i fiori e le foglie di sfoglia. Sistemarli sulla rete di pasta che ricopre la torta facendoli ben aderire. Scaldare il forno a 180°. Cuocere la torta 50 minuti. Togliere la teglia dal forno, accendere il grill.
    Mescolare i tuorli sbattuti rimasti con un cucchiaio di zucchero a velo. Spalmare il miscuglio con il pennello sulle maglie della rete di pasta, sul cordoncino della torta e sulle decorazioni di fiori e foglie. Rimettere la teglia 2 minuti in forno, sotto il grill.
    Sfornare il dolce, lasciarlo completamente raffreddare. Sfilare il bordo della teglia. Sollevare la torta con una larga spatola, appoggiarla su un piatto da portata. Servire.
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  • Un giorno a…Stresa

    Una giornata a Stresa vi farà vivere tantissime emozioni per le sue innumerevoli bellezze, ad iniziare sicuramente dal Lungo Lago. Il Parco di Villa Pallavicino è un sogno di meraviglia naturale, tra alberi e giardini fioriti ordinati, il tutto su una superficie di circa 20 ettari. Ma la bellezza del Parco è rappresentata anche dalle circa 40 specie di animali tra cui canguri, zebre, fenicotteri. Non manca ovviamente un attrezzatissimo parco giochi per i più piccoli. Un’altra bellezza di Stresa è il Giardino Alpinia, la cui superficie è di circa 40 mila metri quadrati. Il Mottarone invece, conosciuto come “la montagna dei due laghi”, è un insieme di torrenti, boschi e verde da sogno.

    Chi visita Stresa, difficilmente se ne torna a casa senza aver prima visitato le Isole Borromee: Isola Bella, Isola dei Pescatori e Isola Madre. Il battello ci porterà nelle isole di Stresa. L’Isola Bella oltre ad avere una miriade di negozi etti e locali, possiede la dimora del Conte Vitaliano Borromeo. All’interno del Palazzo costruito in stile barocco, si possono ammirare quadri, arazzi e arredamento di valore. Da ammirare anche i giardini con fiori davvero belli e rari e gli ornamenti di terrazze e balconi.

    L’Isola dei Pescatori, denominata così per il lavoro svolto dalla maggior parte degli abitanti, è caratterizzata da una serie di vie strette, negozi di souvenir e locali. L’Isola Madre invece è la più grande rispetto alle altre due. Qui si possono ammirare piante particolari uniche (è famosa la fioritura delle azalee), fiori esotici e animali liberi come pappagalli e fagiani.

    Il Palazzo possiede numerose collezioni di bambole e porcellane che cattureranno la curiosità dei visitatori. Anche qui, presenti numerosi negozi di souvenir. Facciamo ritorno a Stresa,  lungo il centro storico, in Via Principessa Margherita, troviamo il Ristorante La Taverna del Pappagallo.

    A conduzione familiare, il locale offre un ottimo servizio con gustosi piatti di carne o pesce e pizze cotte rigorosamente in forno a legna. In alternativa, possiamo recarci in Corso Italia 50, alla Rosa dei Venti. Il ristorante offre un accurato servizio con grande varietà di piatti, tra cui i primi preparati con la pasta fatta in casa. Non mancano le specialità di pesce.

    Buon ritorno a casa!

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  • Il cuore bollente dei fiori di zucca

    Questo è il periodo in cui sbocciano negli orti i fiori di zucca. Consumarli fritti è diventato ormai un classico della cucina italiana che conosce tuttavia numerose varianti.

     Prima di prepararli è necessario selezionare i fiori più gonfi dai petali distesi e il calice leggermente dischiuso. Il fiore va poi aperto con delicatezza per eliminarne gli stimmi presenti all’interno e con altrettanta cura va lavato sotto un getto leggero d’acqua e asciugato con la carta assorbente.

    Una ricetta gustosa li vede accompagnati con prosciutto e formaggio fuso dentro una crosta croccante di pangrattato.

    Ingredienti

    fiori di zucca

    prosciutto cotto

    formaggio Emmental

    uova

    farina

    pangrattato

    olio extravergine d’oliva

     

    Procedimento

    Dopo aver lavato e privato i fiori degli stimmi, aprirli delicatamente e riempirli di prosciutto e formaggio. E’ bene spingere il ripieno nella parte più bassa del fiore, in modo che il tutto non fuoriesca durante la frittura, e cercare di arrotolare la parte superiore dei petali, quasi a voler chiudere il tutto.

    Passare i fiori prima nella farina, poi nell’uovo sbattuto e nel pangrattato.

                      

    Friggerli in olio bollente finché non si formi una crosticina croccante.

    Da consumare subito, a rischio di scottarsi la lingua! Sono deliziosi.

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  • Into the wild

     

    Nato dalla trasposizione del libro “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer, il film parla di un viaggio verso la libertà e la ricerca di sé stesso del protagonista. Il regista e sceneggiatore Sean Penn realizza un sogno che durava da dieci anni, cioè dal momento in cui iniziò a chiedere incessantemente i diritti per iniziare a girare la pellicola.

    Lo scenario è quello di un America benestante e a tratti scontata, in cui il protagonista Christopher McCandless (esistito veramente e del quale il film ne ricalca le vicende) decide di rinunciare a tutti gli agi per ritrovare sé stesso. Inizierà un viaggio verso l’Alaska, e la sfida sarà contro la durezza della natura selvaggia.

    Significativi e commoventi sono gli incontri umani di Christopher: persone con le loro storie, semplici ma dalle quali trarrà grandi insegnamenti. Il filo conduttore di tutto ciò è un diario, in cui registra le sensazioni, i timori, i progressi verso la libertà. Una sorta di percorso psicanalitico, a partire dalla prima infanzia.

    Il protagonista instaura un rapporto particolare anche con il cibo: fondamentale gli sarà un vecchio fucile, con il quale caccerà la selvaggina. E una roulotte in disuso, la sua dimora e il suo punto di riferimento nella fredda Alaska.

    Il film termina drammaticamente, ricalcando del resto le ricostruzione fatte dagli inquirenti quando ritrovarono il corpo, parecchio tempo dopo. A corto d’animali per via del gran freddo, gli sarà fatale l’ingestione di un’erba che lui ritiene commestibile, ma che in realtà lo avvelenerà. Complice del tragico errore la debolezza e la disperazione.

    A parte il tragico epilogo, la pellicola dimostra la possibilità di vivere senza le abbondanze e le sovrastrutture che la vita moderna ci propina. E come ritornare alla semplicità, alla sobrietà dei tempi passati.

     

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  • Filed under: Films&Books
  • La Lucania

    La storia nel nome. “Basilicata” ha un’origine bizantina: deriva da “basilikòs”, l’ amministratore del governo di Costantinopoli. “Lucania” deriva da “lucus non lucendo” ed identifica una terra ricoperta di boschi tanto fitti da non lasciar arrivare la luce sul terreno.
    La Costituente repubblicana decise di adottare il nome bizantino, scelta che l’insigne linguista Devoto definì “stordita”: perché anticamente questa terra era abitata da popolazioni sannitiche, con una cultura ben diversa e di molto precedente sia da quella romana che da quella bizantina.

    In effetti in questa zona, ci sono preziose testimonianze della civiltà di Roma e della Magna Grecia (Metaponto, Grumentum) che meritano senza dubbio una visita.
    Anche se il vero spirito della regione sta nei paesaggi, immortalati anche dallo scrittore Primo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli” e che si ritrova nei “Sassi” di Matera: grotte scavate nel tufo del Sasso Barisano e del Sasso Cavasso, abbellite con una facciata talvolta ornata.

     

    La Lucania è natura: basta pensare che il suo territorio è racchiuso in tre Parchi: il Parco Archeologico Storico Naturale della Murgia e delle chiese rupestri del Materano, il Parco Nazionale del Pollino, il Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane.

    Da non perdere due manifestazioni enogastronomiche:
    La “Sagra dell’Involtino”, a Gorgoglione (Matera) il 10/08/2008
    La “Sagra del Pupo” in Piazza Umberto I°, ad Armento (Potenza) il 19/08/2008.

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