il magazine della tipicità italiana
17 Lug 2008
Oporto, in portoghese Porto, è una città del Portogallo nordoccidentale, capoluogo dell’omonimo distretto. Sorge su due colline granitiche, Colina de Vitòria e Colina da Sé, che scendono a terrazze verso il Douro e si sviluppa lungo la riva destra del fiume.

La città deve il suo sviluppo economico soprattutto al commercio dei vini pregiati, prodotti nel distretto di Paiz do vinho ed esportati in tutto il mondo. Oporto è tutta un saliscendi di strade, campanili e guglie che ricordano l’antico dominio arabo. Nel secolo XIV venne cinta da mura ad andamento ellissoidale, Muralhas Fernandinas, di cui restano solo viuzze che ne ripercorrono il tracciato. Nel periodo barocco si arricchì di edifici, chiese e nuovi quartieri con lussureggianti spazi verdi che le conferiscono eleganza e ampiezza prospettica.

Nel 1876-77, su progetto di G.-A. Eiffel, fu costruito un ponte in ferro ad una arcata, il ponte Dom Luiz I, per sostituire il vecchio ponte di barche che rappresentava l’unico collegamento tra le due rive.

La città contemporanea proseguì la sua espansione verso la parte settentrionale seguendo parallelamente la linea del fiume. Nel 1923 Carlo Alberto Cabral, secondo conte di Vizela, decise di costruire un giardino, avvalendosi dei migliori architetti e paesaggisti, nella vasta proprietà estiva della famiglia, da lui ereditata. Nacque così il parco più importante costruito nel XX secolo in Portogallo, ora gestito assieme al Museo d’Arte moderna, dalla Fundação Serralves. Una placca del museo riporta una frase
“o verdadeiro artista è uma assombrosa fonte luminosa”
che tradotta in italiano suona come: “il vero artista è un’ombrosa fonte luminosa”. E di ombre e luci vive tutta la città di Oporto, come i contrasti tra la semplicità della natura incontaminata in cui ci si imbatte passeggiando nel giardino di erba rigogliosa, piante altissime, bufale ed asini e la ricercatezza delle opere ospitate nel Museo; contrasti che alla fine si ricompongono in armonia, in un senso superiore di bellezza. La bellezza di quella contraddizione che si scorge tra i segni indelebili degli anni di dittatura, impressi negli sguardi degli anziani, ma la si scorge anche nella schiettezza dei ragazzi che ballano per strada; la vedi nella severità dell’osservanza religiosa e subito dopo nel chiasso della festa; nella frivola bellezza decorativa degli azulejos e per contrasto nei moniti degli apologhi raccontati con maestria, attraverso i disegni impressi su queste maioliche azzurrine. Gli azulejos abbelliscono numerose strade e case, nonchè una parete della bellissima stazione ferroviaria, Estação de São Bento.

Per quanto riguarda la cucina, ad Oporto bisogna gustare l’ottimo vino facendo un giro nelle cantine che si trovano a Vila Nova de Gaia, oltre il ponte Dom Luis I. Si può scegliere tra ben cinquantotto case vinicole, tutte aperte al pubblico. La degustazione è assolutamente gratuita e quasi tutti i produttori vendono direttamente al pubblico a prezzi scontati, anche del 20%. Il piatto più diffuso è il baccalà, spesso consumato sotto forma di crocchette: pastelinhos de bacalhau.

E comunque il pesce va per la maggiore. Ma vale la pena assaggiare il porco à Alentejana, cotto, secondo le usanze della cucina catalana, in pentole di rame a chiusura ermetica, e a base di carne di maiale, vongole e peperoni. Tra i primi piatti c’è il Calo verde, zuppa di patate e cavolo, e la Sopa de mariscos, vellutata ai frutti di mare. Uno dei dolci più famosi sono le Ovos moles di Alveiro, ovvero ostie ripiene di crema.

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