
Come abbiamo già fatto per Babbo Natale, la Befana e San Valentino, cerchiamo di ripercorrere la storia e capire quando, come e perché la Pasqua è diventata quella che tutti noi conosciamo e festeggiamo.
Con la Pasqua i cristiani festeggiano la Resurrezione di Cristo, ma sono molti i simboli pagani che la accompagnano. Quello che è diventato ormai uno dei simboli principali della festività pasquale è lo scambio di uova di cioccolata, una tradizione che apparentemente nulla avrebbe a che fare con il vero motivo dei festeggiamenti. In realtà le uova, non quelle di cioccolato ovviamente, già nell’antichità venivano dipinte e offerte in dono per le feste primaverili in Grecia, come in Persia. L’uovo in sé nel passato ha sempre avuto un potere particolare come simbolo di fertilità, e numerosi riti pagani lo vedevano protagonista. Il suo significato venne poi reinterpretato dal cristianesimo, che lo vedeva come il simbolo della nascita, o meglio, della rinascita dell’uomo, e in questo caso di Cristo.
Per quanto riguarda la colorazione essa varia da paese a paese. In Grecia ad esempio è tradizione dipingerle di rosso scuro, in ricordo del sacrificio di sangue di Cristo, mentre in Europa orientale sono a disegni geometrici, blu, bianchi e rossi. Una leggenda infatti narra che Maria Maddalena, dopo aver trovato il sepolcro di Cristo vuoto, fosse corsa ad avvertire Pietro ed il resto dei discepoli, i quali però non le volevano credere. Pietro disse che le avrebbe creduto solo le uova che aveva nel cesto fossero diventate improvvisamente rosse, e così accadde.
Nel Medio Evo l’usanza era di regalare le uova sode dipinte ai propri servitori mentre solo dopo si è diffusa l’usanza dell’uovo di cioccolato con il dono dentro. Chi fu a dare inizio a questa tradizione non è certo, alcuni ritengono che fosse nata in America, terra del cioccolato, figlia della civiltà azteca. Altri invece pensano che l’ideatore di questa prelibatezza fosse stato Luigi XIV, ma nessuna di queste teorie è comprovata.
La Russia ha a sua volta rielaborato la propria tradizione dell’uovo pasquale, impreziosendolo con oro e pietre preziose, da un’idea dell’orefice Carl Fabergè, dietro commissione dello zar Alessandro III di Russia.
Ma Pasqua non vuol dire solo uova, bensì anche “agnello” e “colomba”. Il primo per un motivo abbastanza ovvio, essendo già presente nel Nuovo Testamento, come elemento sacrificale e simbolo quindi di Cristo, “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Per questo nel giorno di Pasqua sulle tavole italiane, e non, è tradizione servirlo.
La colomba infine: fa anch’essa la sua comparsa nella Bibbia, quando appare con un ramoscello d’ulivo in bocca dopo il diluvio universale, simboleggiando la misericordia di Cristo. Il dolce vero e proprio invece ha origini ben più recenti e senza dubbio meno “simboliche”: fu la ditta “Motta” ad ideare per prima il dolce pasquale a forma di colomba, prendendo spunto dal classico panettone.
Dopo questo breve excursus sulle origini dei simboli pasquali, un grosso uovo di cioccolata ci aspetta! Buona Pasqua a tutti!
Cecilia Morello
