
Due malati gravi che si incontrano e scontrano in una camere d'ospedale che sono costretti a condividere: due caratteri molto diversi e due approcci quasi opposti alla vita che alla fine, non senza difficoltà, riusciranno a contaminarsi a vicenda rendendo forse meno triste un finale non proprio lieto.
Sono Jack Nicholson e Morgan Freeman gli attori protagonisti del film “Non è mai troppo tardi”, uscito da qualche mese nelle nostre sale. La pellicola, come chi l'ha già vista saprà bene, non è incentrata sulla cucina o sul piacere della buona tavola, se si fa eccezione per quella cena in un grande ristorante in Costa Azzurra. Eppure c'è un elemento, forse secondario ma importante, che ci riporta al gusto: il caffè.
Jack Nicholson, che impersona un ricco uomo d'affari spregiudicato ed edonista, non si fa mai mancare una tazza del suo speciale beverone nero: si tratta del caffè più caro del mondo (pare intorno ai 5 euro a tazzina), che si chiama Kopi Luwak.
Succede così che, quando viene ricoverato, il primo effetto personale ad essere portato in camera è uno strano alambicco di vetro e ottone (credo) che si rivela poi essere uno speciale sifone per degustare questa eccentrica qualità di caffè.
Per spiegarne la particolarità è utile citare la colorita battuta di Morgan Freeman a proposito: “te la bevi tu quella merda!”. In realtà ci sono due scuole di pensiero sulla cosa, che però convergono in un dettaglio: le bacche della pianta del caffè vengono mangiate da animali e poi “espulse”. A questo punto i residui vengono raccolti, tostati macinati e lavorati per essere gustati in tutto il mondo.
Che siano la civetta o lo zibetto delle palme, in quel di Sumatra, a mangiare i frutti, digerirli, arricchirli di enzimi, e rimetterli in circolo, l'effetto pare essere straordinario.
Marco Paganini
