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Foligno, alla ricerca del centro del mondo

Breve soggiorno a Foligno, scoprendo l'incontro tra leggenda e realtà

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Lo avevamo letto su una guida: Foligno, il centro del mondo.
La curiosità mi aveva totalmente assorbito, lì dovevo andare, a cercare il punto preciso attorno al quale ruotava la terra. Le ricerche che finora avevo fatto non davano risposte esaurienti. La leggenda vuole, e i folignati ben lo sanno e per questo se ne vantano, che Foligno sia il centro dell’Umbria, che è il centro dell’Italia, che sta al centro del mondo. Piccolo eccedenza di vanità!
Partimmo, in quel caldo pomeriggio di un sabato settembrino.
Venendo da Perugia, prendemmo l’uscita Foligno della superstrada e parcheggiammo; poi via, alla ricerca del centro, il centro del mondo. Foligno è una cittadina pianeggiante, il crocevia naturale delle strade che sempre hanno contato nello sviluppo di queste zone e dell’Italia centrale: l’antica via Flaminia, la vecchia strada Lauretana (l’attuale statale n.77) che tra mille tornanti porta in Marche.
Guida turistica alla mano, ci trovammo in breve tempo in Piazza della Repubblica, punto d’incontro, un tempo, del potere papale e politico allo stesso. Di fronte ai nostri occhi una bellissima facciata in stile romanico, del Duomo di San Feliciano, patrono della città e per il quale ricorre la celebrazione ogni anno.
Guardando a sinistra, invece, il neoclassico Palazzo comunale; tra i due, Palazzo Trinci, magnificamente restaurato e antica sede dei signori di un tempo, i Trinci appunto. Entrammo, il palazzo ci mostrò tracce d’artisti inaspettate, come alcuni affreschi di Gentile da Fabriano, ultimo baluardo di un tardo gotico, ormai diluito nei primi fasti rinascimentali.
Appena usciti mi accesi una sigaretta, ma il pensiero è ancora là, a questo benedetto “centru de lu munnu” (così scoprii che lo chiamano gli autoctoni). Cedo alla tentazione, affianco un uomo, e per l’ennesima volta chiedo di questo centro. L’uomo mi risponde in un italiano azzardato; era uno dei tanti immigrati insediatosi a Foligno.
Erano le sei e mezzo di sera, dallo stomaco avvertii i primi sintomi di fame. Passando per via Garibaldi intravidi delle bottiglie di vino; era un’enoteca. Si chiama “Il Bacco Felice” e Salvatore, il proprietario, simpatico uomo ci allietò con la sua simpatia.

Convinto che il vino iniziasse a fare effetto, vidi delle belle dame che camminavano indossando un vestito barocco. No, non ero ubriaco. Salvatore ci spiegò che in quei giorni si stava svolgendo la Quintana. È una rievocazione barocca che si svolge ormai da decenni. Entro poche ore si sarebbe svolta la sfilata, cioè il passaggio dei figuranti per le vie cittadine. Ci spiegò poi che se fossimo arrivati anche un solo giorno prima, saremmo potuti andare a mangiare nelle taverne. Sono delle locande, una per ognuno dei dieci rioni in cui è divisa Foligno, nelle quali si possono gustare i piatti tipici della zona. Ci fermammo da Salvatore per la cena, un po’ per la fame, ma anche per conoscere da lui i piccoli segreti della città.
Ripartimmo, cercando un albergo per fermarci a dormire. Alla fine scegliemmo l’Hotel Umbria, molto vicino al centro. Prima ci consigliarono di rivolgersi l’Ostello per la Gioventù, che risultò completo per via della Quintana.
Il giorno seguente continuammo il giro alla ricerca del “centro”; camminando tra le strette vie, fiancheggiate da bellissimi palazzi, c’imbattemmo nella bellissima Chiesa di S.Maria Infraportis, documentata dagli storici fin dall’XI secolo e con un interessante portichetto che precede l’ingresso.
Le nostre ricerche continuarono, tra il clamore e gli sghignazzi dei contradaioli (i tifosi dei vari rioni che si preparavano alla sfida); ci trovammo in Corso Cavour, via molto frequentata soprattutto dai teenager. Facendo un ultimo tentativo, chiesi a dei ragazzi informazioni sul “centro del mondo”, ma la risposta fu deludente. Ci indicarono la sede di una banca, dicendoci che forse, sporgendoci verso la porta, se non ci avessero scambiati per ladri, avremmo potuto scorgere, sul pavimento, un segno a forma di birillo. Era quello, in sostanza, il tanto cercato centro di Foligno e dell’umanità. Prima c’era un bar, e al centro di questo un biliardo, quindi il birillo centrale era il centro di tutto. Incredibile!
Deluso, ma anche in un certo senso liberato, sorrisi, mi diressi nuovamente verso la banca e feci un bancomat.

Leonardo Guerrini

 


 



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