
Siete stanchi di girovagare per immensi musei studiando opere d’arte talmente innovative da essere scambiate per dei comuni complementi d’arredo? Siete stufi di accompagnare vostra moglie a vedere quadri che a voi sembrano solo scarabocchi? Non volete trascinare i vostri bambini per i corridoi dei musei mentre strepitano per andare al luna park? C’è chi ai musei preferisce un itinerario eno-gastronomico o chi, mentre la guida spiega le diverse interpretazioni del quadro, si allontana di soppiatto per andare alla caffetteria a fare uno spuntino, perché si sa la cultura fa venire fame.
Bene, se avete sorriso leggendo perché riconoscendovi nelle situazioni che ho descritto fate attenzione a quello che sto per dirvi, perché avete un’alternativa! Esistono musei in cui si va anche per mangiare. In Italia la capitale dei musei del cibo è senza dubbio Parma, con quattro possibilità di scelta: il Museo del Parmigiano, del Prosciutto di Parma, del salame felino e del pomodoro. Lo scopo del progetto è quello di far conoscere i capisaldi della gastronomia locale ed allo stesso tempo creare un’attrazione turistica in grado di coinvolgere tutti i sensi e non solo la vista. Durante la visita è possibile conoscere i processi di produzione del prodotto, fare una panoramica del connubio tra cibo ed arte (nel Museo del Prosciutto non mancano i quadri di natura morte che includono il celebre salume) ed ovviamente soffermarsi nell’area degustazioni.

I musei del cioccolato sono comunque diffusi in tutto il mondo, da Vienna, città della Sacher Torte, agli Stati Uniti, dove in Pennsylviana intorno ad una fabbrica di cioccolato è sorta una vera e propria città.
A proposito di Stati Uniti: nonostante non abbiano alle spalle una storia pluricentenaria, né una cultura gastronomica ricca di tradizioni, hanno sempre dimostrato di essere alquanto “creativi”. Così è anche per i loro musei del cibo. Abbiamo il museo della senape quello dell’hamburger nel Wisconsin, ma i più stravaganti sono senza dubbio il museo del cibo bruciato e quello dei condimenti monodose.
Il primo celebra i disastri culinari come se fossero opere d’arte, il secondo è virtuale (fortunatamente?) e raccoglie tutti i condimenti confezionati come la maionese o il ketchup del Mac Donald’s o le “martellatine” ed i “burrini” degli alberghi.
Idee più stravaganti ed altre più classiche, per una gita “diversa” all’insegna del gusto.
Cecilia Morello
