il magazine della tipicità italiana
1 Lug 2008
Le leggende della valle di Vitalba raccontano che Federico I Barbarossa, in vecchiaia, si ritirò nel castello di Lagopesole. Leggende e storicità lo indicano afflitto da una deformità congenita ilare: orecchie allungate e puntute. Un imperatore, non poteva essere soggetto al ludibrio dei sudditi, le persone da temere devono essere perfette, per la qual ragione era un problema anche la semplice rasatura. La capigliatura doveva sempre rimanere fluente affinché coprisse la deformità. Non potendo contare sul silenzio dei barbieri, questi venivano puntualmente eliminati, compiuta la loro opera. Se ne salvò uno, giovane e scaltro. Preservò la vita e, a modo suo, il segreto. Il semplice termine “segreto” induce alla divulgazione. È destino di questo vocabolo. Ci si sente sempre onorati di venirlo a sapere e la clausula di doverlo custodire porta a tenerlo sulla punta della lingua. Essere, poi, a conoscenza di quelli di persone ricattabili investe d’autorità. Il giovane barbiere, scampato all’agguato, non resistette alla necessità di sfogarsi: scavata una profonda buca nelle campagne di Lagopesole vi gridò dentro, con tutta la forza che aveva in corpo, il segreto dell’imperatore. E il segreto non morì in quella buca. Vi crebbero delle canne che, agitate dal vento, diffusero la notizia ai quattro angoli della terra come una canzone: “Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a …”! I ritornelli lucani hanno continuato ad evocare la leggenda nei canti popolari. Potrebbe, tuttavia, non essere affatto una leggenda. La mensola in forma di testa maschile scolpita sul donjon del castello sopra il suo ingresso è una testa coronata, con due grandi orecchie a punta in bella vista, in cui la tradizione riconosce ancora una volta il nonno di Federico II.
Una luce intensa appare e scompare in prossimità del Castello nelle notti di luna piena. Il suo chiarore si diffonde per tutta la campagna accompagnato da lamenti e singhiozzi disperati. Si tramanda che questa luce sia di Elena degli Angeli, sposa felice di Manfredi di Svevia, in cerca del marito, dei figli e della loro felice esistenza, ad un certo momento troncata. Nelle stesse notti, negli angoli della campagna non raggiunti da essa e dalla luce lunare, si aggira lo stesso Manfredi, all’oscuro della presenza della moglie. Infelice quanto lei, vaga avvolto in un mantello verde su di uno splendido cavallo bianco. Si cercano vanamente, nel tentativo di ricongiungersi e ritrovare la felicità nello stesso posto che li ha visti vivere amorosamente. Un desiderio dannatamente impossibile.
Leggende e storicità del Castello Rosso.
La Basilicata ha tanti segreti da svelare. Storie irrisolte che la fanno definire dall’antropologo Ernesto De Martino “magica terra lucana”. Di recente, uno spontaneo passaparola ha scatenato la ricerca del “Santo Graal” nelle sue Basiliche, meta dei ritiri spirituali dei Templari. Secondo la maggior parte delle fonti storiche, il “Santo Graal” è il calice di Gesù dell’ultima cena anche usato per raccogliere il suo sangue dopo la Crocifissione, custodito dai Cavalieri Templari e mai ritrovato. “Il Codice Da Vinci”, discusso successo editoriale di Dan Brown, ha riportato l’argomento all’attualità. Per quanto contestato, il suo libro ha acceso i riflettori su un’incognita, dando la possibilità agli appassionati di trovarvi una risoluzione. La bellezza dei libri è proprio quella di incuriosire le menti, nutrirle, sfamarle. Soddisfarle.
3 Giu 2008
Con l’arrivo della bella stagione le verdure acquistano uno spazio maggiore sulla nostra tavola. E’ bello andare al mercato e scegliere tra pomodori di un colore rosso accesso, peperoni carnosi, insalate croccanti. La verdura di stagione ci aiuta, in questo periodo, a preparare dei pranzi leggeri, gustosi e rinfrescanti: le insalatone. Da sempre legate all’estate, le insalatone possono essere sia a base completamente vegetale (pomodori, insalata, cetrioli, peperoni), che a base mista, quindi con formaggio (la tipica insalata caprese per esempio, con isalata, pomodori e mozzarella) che con il pesce (tonno o salmone). In questo numero vi consigliamo due ricette alternative e gustose che porteranno sulla vostra tavola tutto il gusto dell’estate e tanto colore.
Insalata di Cocco e Fagiolini
Ingredienti per 4 persone: 400 gr di fagiolini, 2 peperoncini verdi dolci, 1 cetriolo, 4 cucchiai di yogurt bianco magro, 1/4 di noce di cocco, 50 ml di latte di cocco, 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, 1 cucchiaio di semi di senaple, 100 fr di rucola, 1 lime, sale e pepe.

Mondiamo e asciughiamo la rucola. Peliamo il cetriolo, lo tagliamo a metà per il lungo e con uno scavino eliminiamo tutti i semi, quindi lo tagliamo a pezzetti e lo teniamo da parte. Spuntiamo i fagiolini da entrambi i lati, affettiamo a scaglie la polpa di cocco con un pelapatate; laviamo, asciughiamo e tagliamo a rondelle sottoli i due peperoncini dopo aver eliminato il picciolo e i semi. Riscaldiamo in una pentola abbondante acqua, non appena bolle, aggiungiamo un pugnetto di sale e i fagiolini: cuociamo per 2 minuti, poi con una schiumarola passiamo i fagiolini in acqua fredda, in modo da fissarne il colore. Rimettiamo i fagiolini nella casseruola e portiamo a cottura in 15 minuti. Scoliamo definitivamente e lasciamo raffreddare. In una grande ciotola raccogliamo i peperoncini a rondelle, lo yogurt, il latte di cocco, il succo filtrato del lime, due pizzichi di sale, una macinata di pepe e mescoliamo bene. Riscaldiamo l’olio in una padellina, aggiungiamo i semi di senape e, quandoi grani iniziano a scoppiettare, togliamo la padella dal fuoco e aggiungiamo semi e olio al condimento nella ciotola. Infine uniamo i fagiolini, il cetriolo a pezzette, la rucola e da ultimo le scaglie di cocco; mescoliamo bene e portiamo in tavola.
Insalata al salmone con anacardi e mais
Ingredienti per 4 persone: 400 gr di filetti di salmone fresco, 120 gr di mais già cotto, 70 gr di riso (preferibilmente vialone nano). 50 gr di anacardi, mezza melagrana, mezzo cespo di lattuga, 50 gr di spinaci freschi, 1 limone, 1 spicchio di aglio, 1 bustina di zafferano, olio, sale.
SciacquaTe bene il riso e mettetelo a lessare per 15 minuti circa in un litro di acqua salata, aromatizzata con lo zafferano. Scolatelo e lasciatelo raffreddare per bene. Tagliate a dadini i filetti di salmone, dopo averli lavati, asciugati e privati da pelle ed eventuali lische. Grattuggiate la scorza del limone e spremetene il succo. Rosolate dolcemente in una padella per pochi minuti l’aglio tritato in 2-3 cucchiai d’olio. Aggiungete il salmone, salatelo leggermente e cuocetelo a calore medio-basso per 10 minuti scarsi. Lasciatelo intiepidire e insaporitelo con la scorza di limone grattugiato. Tritate grossolanamente gli anacardi. Sbucciate la melagrana e sgranate i chicchi. Sminuzzate con le mani lattuga e spinaci e salateli leggermente. Mescolate le verdure con il riso giallo, gli anacardi e il salmone trifolato, condite con altro iolio di oliva e un po’ di succo di limone, a seconda del gusto personale. Distribuite l’insalata in 4 ciotole o piattini, cospargetela con i chicchi di melagrana e servite. Potete sostituire il salmone con filetti di triglia o di pagello, sia cotti in padella che al vapore per pochi minuti.
25 Mag 2008
Se oggi possiamo assaporare il Gelato, dobbiamo ringraziare i Greci ed i Romani: quest’ultimi lo preparavano usando una macedonia di frutta passata ed aggiungendo miele e neve.
Gli Arabi, quando conquistarono la Sicilia nel 827, lo reintrodussero in Occidente, arricchendolo con l’uso dei succhi di frutta e dello zucchero.
Ma è il 1500, a Firenze, a donarci un secolo “d’oro” per il Gelato.
La Corte dei Medici bandì la gara culinaria “Il piatto più singolare che si sia mai visto”.
Vinse il pollivendolo Ruggeri, con un sorbetto che i giudici dichiararono di “non aver mai assaggiato un dolce così squisito”.
Bernardo Buontalenti, un architetto, pittore e scultore fiorentino, con una grande passione per la cucina, incaricato di preparare un banchetto, propose una serie di “dolci ghiacciati”. Un vero successo: i suoi gelati a base di zabaglione e frutta vennero diffusi in tutta Europa.
Nel 1686, il palermitano Procopio dei Coltelli, aprì a Parigi il “Caffè Procope”, offrendo un’ampia gamma di golosità “fredde”.
La moda del sorbetto e del gelato, si propaga in tutta Europa grazie ai gelatieri napoletani e siciliani e, ben presto, negli Stati Uniti grazie al genovese Bosio che, nel 1770, aprì la prima gelateria a New York.
Nel 1851, a Baltimora, Jacob Fussel congelando casualmente panna invenduta, inventa l’Ice cream, ponendo le premesse per il gelato industriale.
A Parigi nel 1900, durante l’Esposizione Mondiale, si ebbe la prima grande affermazione dell’industria del freddo. Pochi anni dopo, Vittorio Marchionni inventò il “cono da passeggio”, una vera e propria rivoluzione nel consumo dei gelati artigianali, poiché non era costume dell’epoca consumare cibi per strada.
Giovanni Torre di Bussana crea il primo forno, unico in tutto il mondo, per la produzione di waffers e di coni, che all’esposizione di Torino del 1910 ebbe talmente seguito che fu premiato a Parigi, Londra e Roma.
All’inizio del secolo i gelatieri italiani, soprattutto bellunesi della Val Zodana e del Cadore, emigrano e vendono i loro prodotti in Austria ed in Germania, distribuendo il gelato con tipici carrettini. Veniva preparato in apposite tinozze, congelato con ghiaccio e sale, infine travasato in tini di legno, che venivano isolati con dei sacchi e che lo mantenevano solido fino a sera.
Il bolognese Otello Cattabriga, nel 1927, costruisce la prima gelatiera automatica. Un vero successo: da allora le macchine, chiamate proprio Cattabriga, con il sistema “stacca e spalma“ tipico della lavorazione manuale, vengono distribuite in tutto il mondo.
Oggi, in sintesi, i gelati si possono suddividere in diversi tipi: alla crema, all’uovo, alla frutta.
Il Gelato alla Crema contiene, latte, panna uova e zucchero; vengono aromatizzati con vaniglia, noci, mandorle e liquori vari. Il Gelato all’Uovo contiene latte e uova. Forniscono entrambi circa le stesse calorie di un etto di carne di manzo, contengono zuccheri semplici e proteine omogeneizzate, danno una carica immediata e sono molto digeribili. Sono molto adatti per gli sportivi, per il grosso apporto di energie.
Il Gelato alla Frutta contiene acqua, frutta e zucchero, e viene detto “sorbetto”; è molto rinfrescante. E’ molto adatto ai sedentari.
Contendendo una gran quantità di zuccheri, che bruciano velocemente e non mantenendo a lungo la sensazione di sazietà, non assicurando un apporto di energie duraturo, i gelati vengono spesso accompagnati con un cono o dei biscotti.
21 Mag 2008
Il gelato è un alimento che si consuma spesso per strada per prendersi una pausa, per rinfrescarsi o per semplice piacere. A volte capita di fermarsi a comprarne uno dai venditori ambulanti che viaggiano a bordo del famoso carretto immortalato da una canzone di Lucio Battisti.

È curioso vedere come, in giro per il mondo, il carretto abbia subito singolari trasformazioni che lo hanno reso un oggetto multifunzionale, divertente e spesso bizzarro e stravagante.
Adam Ellis, design director dell’agenzia Coley Porter Bell (CPB) ha dato vita a Scoop, ovvero “paletta”. Un furgoncino dal design innovativo e dalle tinte accese: luci e scritte fucsia, paletta gigante sul tettuccio e cerchi color arancione.

Il gelato viene venduto in contenitori di cartoncino, simili a quelli dei ristoranti cinesi, e si mangia usando un cucchiaino di legno con marchio Scoop, logo che nella p finale ricorda proprio la forma della paletta.
Simpatiche hostess con tailler nero, cappellino civettuolo e foulard fucsia al collo, accolgono tutti i clienti: grandi e piccini. Anche se l’obiettivo è attirare i genitori più che i bambini. Così accanto al gelato, a bordo, si trovano delizie della tradizione culinaria turca, budini fantasiosi per forma e ingredienti, marmellata di arance che ricorda l’Inghilterra, madrepatria di Scoop, e persino champagne.
Per il momento, Scoop gira unicamente per le strade di Londra, ma Adam Ellis sta pianificando una serie di tappe che, questa estate, lo porteranno lungo tutta la costa inglese a visitare festival, concerti, gallerie d’arte e manifestazioni culinarie.
È invece interamente ricoperto di erba artificiale e margheritine bianche il furgoncino della Innocent, ditta inglese di succhi di frutta. Gli interni sono rivestiti di tessuti pezzati come il manto di una mucca. Si chiama Dancing Grass Van e il nome non è solo frutto di fantasia, perché il carretto fatto d’erba balla davvero. Un sistema idraulico collegato alle ruote del veicolo lo fa ondeggiare, quando non è in marcia. Sul tettuccio due clacson strombazzanti riproducono il verso della mucca. Succhi e gelati, rigorosamente alla frutta, arrivano al suono di “mooo”.
Infine ecco qualcosa rivolto principalmente ai ragazzi: “Own Your C”. In America, questo furgoncino distribuisce volantini per informare gli adolescenti sui danni causati dal fumo e funge da centro di ascolto e orientamento per i giovani che non sanno ancora quale strada prendere nella vita. Tutto realizzato e portato avanti dalla C-Ride, ditta che si occupa della vendita ambulante di gelato. L’obiettivo è quello di coniugare l’amore per il gelato con la responsabilità sociale.
Il progetto sarà attivo negli Stati Uniti la prossima estate.
In questo modo, comprare un gelato diventa un’esperienza, un momento per giocare, riflettere, stupirsi e immaginare, tra gusto e divertimento
20 Mag 2008
Qualche sera fa, progettando insieme ad alcuni amici le future e futuribili vacanze e dissertando di mete vicine e lontane, ho suggerito la visita dei monasteri del Belgio, in cui da secoli i monaci trappisti producono ottima e abbondante birra. Soltanto che, dato che di birra se ne stava già bevendo, la mia idea è stata ricondotta ad uno stato di non completa lucidità e sono state avanzate serie riserve sulla reale esistenza di un ordine monastico che, non solo sarebbe dedito alla produzione della birra, ma sia stato pure segnato con un nome tanto singolare.
Per un attimo ho messo in dubbio la memoria di centinaia di etichette belghe lette nei supermercati e nei pub, ma poi è arrivata in mio soccorso una notizia spumeggiante, che annunciava l’avvio della produzione, per la prima volta in Italia, di una birra monastica: la Cascinazza, che prende il nome dalla località lombarda in cui sorge il monastero e che verrà prodotta secondo la tradizione birraria belga utilizzando la tecnica e i processi produttivi delle birre trappiste.
Quindi i trappisti esistono davvero… Pare si tratti di un ordine monastico che segue la regola benedettina, fondato nel 1664 da Armand Jean Le Bouthillier de Rancé, abate del monastero cistercense di Notre Dame de la Trappe di Soligny, in Normandia: l’abate de Rancé, in reazione al rilassamento dell’antica disciplina, basandosi su un’interpretazione più severa della regola cisterciense, volle che i suoi monaci privilegiassero la vita ascetica, osservassero il silenzio e si dedicassero più duramente al lavoro manuale. Una regola che forse spiega perché poi i monaci si siano messi a produrre degli ottimi alcolici..
Sono soltanto sei le abbazie trappiste in terra belga autorizzate a produrre birra: Bières de Chimay, Brasserie d’Orval, Brasserie de Rochefort, Brouwerij Westmalle, Westvleteren e Brouwerij de Achelse Kluis. La loro rigida regola prevede che la birra debba essere prodotta all’interno delle mura di un’abbazia trappista, da parte di monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo; la produzione, la scelta dei processi produttivi e l’orientamento commerciale dipendano dalla comunità monastica e che lo scopo economico della produzione di birra debba essere diretto al sostentamento dei monaci e alla beneficenza e non al profitto finanziario.
Così, quando nelle calde serate estive e, ancor prima, in occasione di qualche festeggiamento di fine primavera, ci troveremo a brindare con una di queste bevande, magari proprio con la Cascinazza, potremo farlo a cuor leggero pensando al fine benefico del nostro investimento.
C’è però da specificare che le etichette trappiste rimandano quasi sempre ad ottimi prodotti che però incontrano il favore degli amanti delle birre strutturate, soprattutto ambrate, e di buon carattere. Non tutte, naturalmente, hanno una gradazione alcolica da Primitivo di Manduria, però molto spesso non si tratta di semplici bionde senz’anima quanto di rosse impegnative al palato, quasi da meditazione, la cui importanza viene a volte suggellata da un tappo del tutto simile a quello utilizzato per lo champagne.
È bene però ricordare che le birre da meditazione non sono una prerogativa dei monasteri (stiamo sempre parlando della produzione…) e che, per gli appassionati di sapori forti e di esperienze nuove, c’è un vasto universo di sapori e abbinamenti che attende soltanto di essere liberato dalle pesanti bottiglie in cui gli artigiani delle micro birrerie italiane li hanno rinchiusi. Una rapida ma appagante comparsata a Pianeta Birra mi ha messo di fronte ad un’offerta vasta e complessa oltre le aspettative…
Esistono, dalla Puglia al Friuli, una costellazione di micro birrifici italiani che sperimentano e producono esaltando abbinamenti originali e insoliti: c’è la birra Gulp del Sora’lama di Torino con profumi di caffè, liquirizia e cacao, la Hy Cuvèe dello Zago di Pordenone con note di castagna arrostita, banana matura, uva passita e dattero; la Kolsch del Saint John’s Bier di Benevento ha un retrogusto particolare che richiama sentori di mele, prugne e miele; la Bastarda rossa della Amiata ha aromi di caramello e castagna; la Formidabile del Cittavecchia di Trieste dal gusto di ciliegia e marasca, liquirizia e legno; la Pvk dell’Olmaia di Chianciano con pepe rosa, coriandolo e scorza d’arancia amara; la Stoner del Bruton di Lucca ha sentori di albicocca e frutta caramellata….
Forse, alla prossima occasione, proporrò un bel tour dei birrifici artigianali. Magari avrò più successo!