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L’anguria

Anguria o cocomero, è il “mangia e bevi” dell’estate. Dissetate naturale per eccellenza, soprattutto nei mesi estivi, è composto prevalentemente da  acqua (93%). E’ il frutto che ha la percentuale di acqua più alta; la pesca ad esempio, è costituita dal 90% di acqua, mentre la mela dall’85%, ma l’anguria contiene anche il potassio, sostanza importante per l’organismo che perde con la sudorazione, e la quantità di zuccheri è davvero molto limitata. L’anguria contiene inoltre, sia la vitamina A, sia la vitamina C. pochissime le calorie: ogni 100 grammi ne contiene infatti solamente 15.

La pianta dell’anguria è il citrullus lanatus vulgaris o cucomis citrullus , e appartiene alla famiglia delle cucurbitacce, propria come la zucchina, il cetriolo, la zucca e il melone. Originaria dell’Africa tropicale, arrivò in Europa solo nel 1200. Anche in Italia, vengono prodotte le angurie. Si stima che in un anno, nel nostro Paese, siano quasi 600mila tonnellate, pari a 100milioni di angurie. Le regioni produttrici sono la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Sicilia, la Campania. L’anguria matura, a seconda della qualità, a fine primavera, a fine agosto oppure nel mese di settembre. Un’anguria può arrivare a pesare anche 12-15 kg e il prezzo si aggira intorno ai 0,60 euro al chilogrammo.

La qualità più diffusa è la Crimson Sweet. Si presenta rotonda ( o allungata), di colore verde chiaro alternato a strisce verde-scure. La polpa è di colore rosso tenue, e il peso standard di un’anguria Crimson sweet è di circa 10 kg. Un’altra qualità di anguria è la Sugar Baby, inconfondibile, in quanto è piccola e tonda, e il suo peso non supera i 5 chilogrammi. Di colore verde scuro, la polpa è rossa e non contiene grandi quantità di semini.
L’anguria si serve solitamente a fette, ma si può anche tagliare a cubetti e creare, con un po’ di fantasia, degli spiedini con pezzi di altri frutti.

Frullato di anguria e pesca

Ingredienti:

1 pesca
1 fetta di anguria
1 fetta di melone
succo di mezzo limone
un cucchiaino di zucchero

Preparazione:

Private l’anguria e il melone dei semini e tagliatele  a pezzetti senza la buccia. Lavate e sbucciate la pesca, tagliatela a pezzetti. Mettete nel frullatore l’anguria e il melone e ricavatene il succo in una ciotola. Nel frullatore ora mettete la pesca, lo zucchero, il succo preparato di anguria e pesca, il succo di limone e frullate fino ad ottenere un composto omogeneo.

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  • Le erbe aromatiche: i condimenti… superlativi

    Eccoci arrivati all’ ultimo capitolo sulle Erbe aromatiche: i condimenti.

    L’Aceto e l’Olio aromatizzati sono considerati prodotti di lusso e generalmente sono venduti a caro prezzo. E pensare che è così semplice crearli da sé !

    Aceto - Mettete in un vaso a chiusura ermetica le erbe. Fatele macerare nell’aceto in un luogo caldo e soleggiato. Successivamente va filtrato per conservarlo in una bottiglia di vetro in luogo fresco e buio.

    Olio - Pulite uno o due rametti degli aromi che preferite (solitamente si presta il Rosmarino) e lasciateli asciugare all’aria. Metteteli in una bottiglia colma d’olio extra-vergine e lasciate macerare per almeno una quindicina di giorni.

    Sale - Frullate nel mixer un po’ di sale grosso, con l’aroma prescelto: meglio se questo è essiccato perché si può dosare più facilmente.

    Burro - A temperatura ambiente ammorbidite il burro, poi amalgamatevi le erbe aromatiche lavate, asciugate e trite finemente. Quando il tutto sarà omogeneo, mettete il composto in una scodellina e fatelo rassodare in frigorifero. Servitelo sulla carne o pesci alla griglia ben caldi, sciogliendosi li insaporirà.

    I Condimenti aromatizzati

    Questi sono gli articoli precedenti:

    Erbe aromatiche

    Erbe aromatiche - la marinatura

    Erbe aromatiche: in pentola, usatele così

    Erbe aromatiche: come creare il mini orto da balcone

    Erbe aromatiche: le salse

    Che dire, ora con questa mini guida, potete davvero usare un pò meglio le Erbe aromatiche in cucina !

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  • Anche Pablo Neruda celebra nella raccolta Odi Elementari il pomodoro, ortaggio rosso di origine americana e di adozione europea, e indiscusso della tavola in estate.

    Gli italiani, tra capresi, pastasciutte e pizze ne mangiano 31 chili a testa l’anno. Nel XVII secolo era anche considerato afrodisiaco e per questo veniva chiamato dai francesi pomme d’amour.

    Ma il pomodoro ha anche altre importanti caratteristiche. È, innanzitutto, un vegetale perfetto per chi vuole mantenersi in forma o smaltire qualche chilo in prevusione delle vacanze di agosto. Ha infatti pochissime calorie, circa 19 per 100 grammi, inoltre grazie al suo importante contenuto di acqua aiuta a sgonfiare ed è ideale per combattere la ritenzione idrica tipica dei mesi più caldi.

    Ma per essere di aiuto alla linea, va consumato in insalata o nella classica forma passata e non fritto.

    Ecco una ricetta gustosa e fresca per gustare questo prelibato ortaggio.

    Cous Cous con rucola, ciliegini e mozzarella

    Ingredienti :

    • 200 gr di cous cous

    • 20 pomodrini ciliegina

    • 1 mozzarella fior di latte

    • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva

    • sale e pepe

    Preparazione

    Tostate il cous cous in casseruola con un filo di olio extravergine, poi coprite con acqua calda e cuocete per 5 minuti. Spegnete e lasciate assorbire l’acqua, cosi da farlo gonfiare. Lavate i pomodori e dividetei in 4 spicchi. Lavate bene anche la rucola, eliminando prima la parte con i gambi, e asciugatela bene. Tagliate la mozzarella a dadini e la rucola a pezzetti. Fate poi raffredare il cous cous in una teglia da forno larga ungendola con un poco d’olio; mescolate spesso aiutandovi con una frustina. Amalgamate tutti gli ingredienti, condite con olio extravergine, sale, pepe e servite.

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  • La lavanda

    Con il nome lavanda, o spigo, si indica un genere di pianta arbustiva e sempreverde, appartenente alla famiglia delle labiate, aromatica e con fioritura estiva. La lavanda è diffusa nel bacino del Mediterraneo e raggiunge un’altezza massima di 1,50 m. Alcune specie nascono spontanee in Italia o vengono coltivate negli orti per uso domestico. Ama il sole e cresce nei terreni argillosi, asciutti e ricchi di calcio.

    Ci sono diverse specie di lavanda, tra le più importanti: Lavandula stoechas, a spighe di fiori porpora scuro, di forma quadrangolare; Lavandula dentata, con fiori piccoli coronati da brattee violette; Lavandula spica e Lavandula vera, a fiori violetti raccolti in spighe e con foglie lineari.

    Quest’ultima è la specie di lavanda più conosciuta perché usata in profumeria per produrre, mediante distillazione  in corrente di vapore, un’essenza, l’olio di lavanda, costituita principalmente da linalolo, geraniolo e limomene.

    In aromaterapia, l’olio viene usato come antidepressivo. Infatti basta aggiungerne qualche goccia nell’acqua del bagno per provare una rilassante sensazione di benessere. Inoltre l’acqua arricchita con l’essenza di lavanda, aiuta a combattere il problema dei capelli grassi, se usata nell’ultimo risciacquo durante il lavaggio.

    Spesso i fiori secchi  vengono raccolti in sacchettini di tela traforati e utilizzati per profumare la biancheria, grazie all’odore delicato che riescono a conservare per lungo tempo.

    Sempre molto apprezzata, la lavanda è anche un’attrattiva turistica. In Provenza hanno organizzato “les routes de la lavande” riunendo itinerari, soggiorni, visite guidate, feste, incontri con gli artigiani del settore e una serie di altre iniziative dedicate al fascino di questo fiore.

    Anche in America, e precisamente a Sequim (Washington) il 18, 19 e 20 Luglio celebrano il festival della lavanda, dove vengono mostrate ai visitatori immense vallate che contengono ben 144 varietà diverse della pianta. Tutto accompagnato da musica, workshop e degustazioni. Potrebbe sembrare strano, ma la lavanda trova applicazione anche in cucina, diventando un ingrediente insolito, ma decisamente gustoso. Ecco due ricette, una salata e una dolce:

    Focaccia alla lavanda

    Ingredienti

    50 g di miele

    200 g di acqua

    1 bustina di lievito di birra secco

    600 g di farina

    15 g di sale

    200 g olio extra vergine di oliva

    30 g di fiori di lavanda secchi

    Procedimento

    Sciogliere il miele in 100 g di acqua tiepida, aggiungere il lievito e lasciare riposare per 10 minuti. Versare la farina su un piano, aggiungere al centro il composto ottenuto in precedenza, assieme a 180 g di olio, impastare con l’acqua, quindi aggiungere il sale. Lasciare lievitare per circa un’ora. Tritare finemente la lavanda e versarla in una ciotola con 20 g di olio. Stendere la focaccia in una teglia oliata. Versarvi l’olio alla lavanda e aggiungere un po’ di sale. Cuocere per 15 minuti a 220°.

     

    Dolcetti alla lavanda

    Ingredienti

    225 ml di latte

    8 spighe di lavanda fresche

    125 g di burro

    125 g di zucchero

    2 uova

    125 g di farina

    1 bustina di lievito per dolci

    estratto di vaniglia

    500 g di panna fresca

    500 g di mascarpone

    Procedimento

    In una piccola casseruola versare il latte e le spighe di lavanda, mettere sul fuoco e togliere la casseruola prima che cominci bollire. Coprire e lasciare riposare per 20 minuti. Filtrare la lavanda e lasciar raffreddare per altri 10 minuti. Preriscaldare il forno a 200 gradi.  Lavorare il burro, lo zucchero, la farina, le uova e l’estratto di vaniglia fino ad ottenere una pastella liscia. Durante la lavorazione aggiungere poco alla volta 125 di latte alla lavanda. Quindi aggiungere il lievito. Versare il composto in 12 stampini da bignè e cuocere in forno per 15 - 20 minuti finché non siano dorati in superficie. Far raffreddare i bignè. Per guarnire, montare la panna, incorporarvi il mascarpone e 100 g di latte alla lavanda, versare tutto in una siringa per dolci e ricoprire la parte superiore.

    A Sauris la Festa del Prosciutto

    Sauris (UD), perla delle Alpi, è famosa per la gastronomia, in particolare per il suo prosciutto affumicato con legno di faggio aromatizzato con ginepro ed erbe, lasciato stagionare per un mese.

    Le cosce vengono affumicate in appositi locali per 3/4 giorni, periodo nel quale acquistano il gusto e l’aroma del fumo sprigionato dalla combustione di legno di faggio in caminetti.

    Già dall’antichità tutte le famiglie avevano un maiale che utilizzavano sia per l’alimentazione che per le attività di baratto, e conservavano la carne suina con la tecnica dell’affumicatura.

    Al prosciutto di Sauris è dedicata la rassegna gastronomica del 12-13 e 19-20 luglio. La festa, che riempie le stradine degli angoli di Sauris con variopinte bancarelle e chioschi, propone degustazioni dei prodotti locali: soprattutto prosciutto e speck, ma anche formaggi, gnocchi, piccoli frutti e dolci, accompagnati dalla birra locale e dai vini del “vigneto Friuli”.

    In un mercatino si potranno acquistare i prodotti alimentari della montagna carnica e dell’artigianato locale.

    Musica e balli animeranno tutto il paese fino a tardi, accompagnati da grandiosi fuochi d’artificio il sabato sera.

    Il Prosciuttificio Wolf presenterà la mostra “Nives Meroi incontra Sauris. L’alpinista ripercorre attraverso le immagini gli ottomila conquistati”.

    Sarà possibile fare un giro nei dintorni di Sauris di Sotto a bordo di una carrozza trainata da cavalli.

     

    Erbe aromatiche: le salse.

    Questa volta vi parlo, di come le Erbe aromatiche ravvivano ed insaporiscono i piatti, sotto forma di salse.

    Le salse “fredde” sono preparazioni a base di ingredienti legati fra loro senza cottura. La giusta consistenza di queste salse viene raggiunta dosando correttamente gli ingredienti. Le più note sono il pesto e la maionese.

    Gli utensili per prepararle in casa.
    Il mortaio con il pestello è indispensabile per preparare il pesto nel modo classico, inoltre serve per tutte quelle salse (come per esempio l’Aioli) che riescono meglio se gli ingredienti vengono ridotti in pasta.
    Indispensabili un buon mixer o un frullatore.
    Il passaverdura munito di disco a fori piccoli: per salse dalla consistenza omogenea, ma grossolana.
    Il setaccio: per salse dense ma fini.
    Il colino conico a rete fitta: per salse liquide.
    La frusta elettrica o a mano: molto pratica per montare le uova.
    Una serie di ciotole dalle varie capacità, ma non in metallo.
    Un paio di spatole di gomma flessibile.

    Per una buona riuscita.
    Presentano una gamma di colori molto ampia perché non interviene il calore a modificarne l’aspetto. Ma perché riescano bene, devono essere eseguite a regola d’arte.
    Il metodo per fare in modo che la salsa resti compatta più a lungo è montare gli ingredienti girando la frusta o il cucchiaio nella stessa direzione.
    Se filtrate gli ingredienti con un colino, schiacciateli a fondo con il dorso del cucchiaio per estrarne al massimo sapore e succo.
    Se gli ingredienti sono molto asciutti, e volete usare il passaverdura, ammorbiditeli, spruzzandoli con del liquido (acqua, olio, aceto, brodo, succo di limone…).
    La salsa di pomodoro resterà di colore dal rosso intenso, se i pomodori vengono passati al setaccio.
    Per legare una salsa, si possono usare yogurt, ricotta, panna montata (non zuccherata), mascarpone e tuorlo d’uovo sodo.
    Il sale, prima di amalgamarlo agli altri ingredienti, deve essere sciolto nel liquido previsto.
    Per addensare una salsa troppo liquida, si unisce un po’ di mollica di pane bagnata nell’acqua ( ma senza frullarla, altrimenti diventerà collosa).

    Ricordate che le salse a base di erbe aromatiche non vanno preparate con molto anticipo: ossidandosi facilmente, prendono un colore scuro poco invitante. Tenetele comunque in frigorifero e mescolatele prima di servirle.

    Pesto

    Come conservarle.
    Si conservano per 2-3 giorni in frigorifero, chiuse negli appositi contenitori o coperte con della pellicola. Le salse fredde si possono conservare in freezer per un paio di mesi in piccoli contenitori o in vasetti di vetro, senza riempirli troppo, poiché il composto, gelando, aumenta di volume. Attenzione: quelle a base di uova non si possono conservare in freezer.
    La vinaigrette e la citronnette, si possono tenere in frigo per 2 settimane chiuse in bottigliette.

    Come servirle.
    Si possono versarle direttamente sulla preparazione, oppure sul fondo del piatto prima di disporvi la pietanza.
    Nel caso di insalate o di alimenti che potrebbero «cuocere» restandovi troppo a lungo a contatto, è possibile servirle anche a parte.
    Ad ogni modo, la salsa non deve mai ricoprire completamente le vivande che accompagna; se ne versa un cucchiaio o due in centro o di fianco alla preparazione e la rimanente si serve a parte nelle apposite salsiere.

    La più famosa: il Pesto.
    Questa ricetta è tratta dal sito www.pestoedintorni.org , la rassegna ed esposizione di pesto, prodotti agroalimentari e ittici liguri, che si svolge a Genova nel mese di ottobre.

    Ingredienti:

    6 mazzetti di basilico genovese o ligure
    3 spicchi d’aglio
    40 gr. di pinoli
    50 gr. di Parmigiano Reggiano grattugiato
    30 gr. di pecorino sardo grattugiato
    1 bicchiere di olio extravergine di oliva della Riviera Ligure
    sale grosso

    Togliete le foglie del basilico dalle piantine, lavatele e fatele asciugare su carta assorbente con delicatezza. Mettete l’aglio mondato nel mortaio di marmo, pestatelo con pestelli di legno d’ulivo fino a ridurlo in poltiglia, unite i pinoli e continuate a pestare. Aggiungete le foglie di basilico ed una presa di sale grosso, che ha il compito di mantenere brillante il verde del basilico, e schiacciate, senza pestare, contro le pareti del mortaio, roteando, fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete i formaggi e, sempre rimestando, diluite con l’olio versato a filo, meglio ancora goccia a goccia, finché il battuto raggiungerà la densità voluta.

    Alcuni abbinamenti.

    Aioli: adatta per uova sode, agnello, pesce, verdure cotte.
    Bagnet Vert: si serve soprattutto con il lesso.
    Alla Maggiorana: per pesci e carni alla griglia.
    Alla Menta: per agnello arrosto e pesce lesso.
    Moutarde: con gli antipasti e le verdure.
    Salmoriglio: ottima per pesce alla griglia o arrosto.
    Alla Senape: per insaporire carni e verdure.
    Tapenade: per pesce lesso e uova.
    Verde leggera: per tutti i bolliti di pesce e di carne.

    Non mi resta di augurarvi, Buon Appetito !!!

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  • Un menù a base di formaggio: una alternativa in tavola

    Nella preparazione di un menu a base di formaggio dovete porre attenzione ad alcune piccole regole durante la preparazione.Per quanto riguarda il primo piatto bisogna scegliere il tipo di fontina non troppo stagionato perchè la crema risulta più morbida, mentre le farfalle colorate si trovano nei supermercati in confezioni dove sono mescolate farfalle d i vari colori: bianche, verdi (agli spinaci), nere (al nero di seppia), rosse (al pomodoro). Se non si trovano le farfalle, si possono usare altri tipi di pasta corta (fusilli, conchiglie), sempre di colori diversi. Inoltre, per quanto riguarda il secondo piatto, la besciamella si può cucinare anche a microonde. Bisogna mettere gli ingredienti della besciamella al freddo in un recipiente a bordi alti; infornare nel microonde e cuocere 6 minuti alla massima potenza, mescolando ogni 2 minuti. A fine cottura, fare riposare 2 minuti.Infine un consiglio enologico per il dolce: accompagnare la torta con un vino bianco dolce e profumatocome il Torcolato di Breganze.

    formaggi
     
    FARFALLE CON CREMA DI FONTINA
    Ingredienti per 6:

    farfalle di tre colori 480 g 

    fontina 200 g 
    latte 1 bicchiere
    burro 2 cucchiai
    tuorli 2
    pepe bianco 1 spolverata
    semi di papavero 2 cucchiai 
    sale grosso 5 cucchiai
    Dividere la fontina a fettine sottilissime, tagliare le fettine a listarelle. Mettere le listarelle di fontina in un recipiente non metallico, coprirle con il latte. Lasciarle in ammollo 3 ore a temperatura ambiente. Portare a bollore un litro d’acqua nel tegame. Mettere il burro nella ciotola, appoggiare la ciotola sul tegame. Lasciare sciogliere il burro. Unire la fontina scolata e 1/2 bicchiere del latte dell’ammollo. Mescolare con il cucchiaio di legno finchè il formaggio si è completamente sciolto. Unire un tuorlo, sempre mescolando finchè è ben amalgamato. Aggiungere il secondo tuorlo continuando a mescolare con il cucchiaio di legno. Insaporire la crema con una spolverata di pepe. Spegnere il fuoco, aggiungere un bicchiere di acqua fredda nel tegame. Coprire la ciotola con un coperchio.Versare i semi di papavero in un padellino, possibilmente antiaderente. Scaldare i semi 1 minuto a fuoco medio mescolandoli con un cucchiaio di legno.
    Portare a bollore 5 litri di acqua in una pentola, salarla con il sale grosso.
    Cuocervi la pasta 10 minuti, scolarla lasciandola un po’ umida.
    Versare la pasta in un piatto da portata leggermente concavo, condirla con la crema di formaggio. Aggiungere, se occorre, 1-2 cucchiai dell’acqua di cottura. Spolverizzare i semi di papavero sulla pasta. Mescolare ancora con i due cucchiai per distribuirli in modo uniforme. Servire immediatamente.

    FRITTELLE DI BESCIAMELLA
    Ingredienti per 2:
    farina 4 cucchiai

    burro 4 cucchiai
    latte 3 bicchieri 
    grana grattugiato 3 cucchiai 
    emmental grattugiato 2 cucchiai 
    fontina 40 g 
    pangrattato 4 cucchiai
    uovo 1
    olio di arachidi 1 bicchiere
    noce moscata 1 grattata 
    sale fino 1 pizzico
    pepe 1 spolverata

    Portare il latte quasi a bollore. Sciogliere il burro 1 minuto in un tegamino a fuoco basso. Aggiungere la farina setacciata tutta in una volta e cuocere 2 minuti mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Unire 2 bicchieri di latte bollente al composto di burro e farina mescolando. Portare a bollore, versare poco alla volta il latte rimasto, mescolare. Salare, pepare, aggiungere la noce moscata e cuocere 10 minuti a fuoco basso mescolando continuamente, spegnere.Versare il grana e l’emmental nella besciamella, mescolare finchè sono sciolti. Fare raffreddare.
    Versare il pangrattato in un piatto piano, rompere l’uovo in un piatto fondo, sbatterlo 1 minuto con la forchetta. Raccogliere la besciamella a cucchiaiate e formare crocchette un po’ schiacciate. Tagliare la fontina a dadi di 1 cm, inserire al centro di ogni crocchetta un dado di fontina.
    Passare ogni crocchetta nell’uovo e nel pangrattato. Passarle ancora nell’uovo e infine nel pangrattato, premendo leggermente per far aderire bene l’impanatura.
    Scaldare l’olio di arachidi in una padella bassa e larga. Immergervi le crocchette e friggerle 3 minuti, poche alla volta, voltandole con una paletta a metà cottura.
    Scolare con mestolo forato su carta da cucina. Servire ben calde.

    TORTA DI RICOTTA E SAVOIARDI CON RETE DI SFOGLIA
    Ingredienti per 8:
    disco di pasta sfoglia per foderare la teglia 400 g 
     
    disco di pasta sfoglia a rete 100 g 
    roselline e foglie di sfoglia 
    ricotta 400 g
    savoiardi 100 g
    liquore alchermes 1/2 bicchiere
    tuorli 4
    zucchero semolato 40 g
    zucchero a velo 50 g
    latte 3 bicchieri
    fecola 1 cucchiaio
    sale fino 1 pizzico
    tuorli 2
    zucchero a velo 1 cucchiaio
    Versare i 4 tuorli nel tegamino, unirvi lo zucchero semolato. Montare 6 minuti con la frusta a mano oppure 3 con quella elettrica. Incorporarvi, sempre montando con la frusta, la fecola, poco alla volta. Unire il sale fino. Portare il latte quasi a bollore, unirlo ai tuorli un po’ alla volta mescolando con il cucchiaio di legno. Mettere il recipiente sulla fiamma molto bassa.
    Cuocere, sempre mescolando con il cucchiaio, fino all’ebollizione. Lasciare bollire 2 minuti senza smettere di mescolare. Versare la crema in una ciotola, lasciarla raffreddare mescolando ogni tanto. Passare la ricotta attraverso un setaccio, lasciandola cadere in una capace ciotola. Unirvi 50 g di zucchero a velo, poco alla volta e mescolando con il cucchiaio di legno.
    Lavorare lo zucchero e la ricotta 5 minuti fino a ottenere un composto soffice. Incorporarvi la crema raffreddata, lentamente e senza smettere di mescolare con il cucchiaio di legno. Versare metà ripieno di ricotta nella teglia foderata di pasta sfoglia. Livellare il ripieno con il dorso di un cucchiaio. Versare l’alchermes in un piatto fondo. Bagnarvi rapidamente i savoiardi. Sistemare i savoiardi sul ripieno in uno strato solo, accostati fra loro. Coprire i savoiardi con il ripieno rimasto e livellarlo con il dorso del cucchiaio. Sistemare sul ripieno il disco di sfoglia lavorato a rete.
    Schiacciare con due dita i bordi delle due sfoglie. Sbattere 2 tuorli 30 secondi con una forchetta. Spalmarli sulla rete e sul cordoncino con il pennello. Spalmare di tuorlo anche i fiori e le foglie di sfoglia. Sistemarli sulla rete di pasta che ricopre la torta facendoli ben aderire. Scaldare il forno a 180°. Cuocere la torta 50 minuti. Togliere la teglia dal forno, accendere il grill.
    Mescolare i tuorli sbattuti rimasti con un cucchiaio di zucchero a velo. Spalmare il miscuglio con il pennello sulle maglie della rete di pasta, sul cordoncino della torta e sulle decorazioni di fiori e foglie. Rimettere la teglia 2 minuti in forno, sotto il grill.
    Sfornare il dolce, lasciarlo completamente raffreddare. Sfilare il bordo della teglia. Sollevare la torta con una larga spatola, appoggiarla su un piatto da portata. Servire.
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  • Lo yogurt, un alimento fresco e adatto a tutti

     

     

     

     Lo yogurt è un latte fermentato. La trasformazione da latte a yogurt viene effettuata dai lattobacilli, fermenti lattici che prima scindono il lattosio, lo zucchero del latte, in glucosio e in galattosio, e poi da questi zuccheri producono acido lattico e aromi. Affinché il prodotto finale possa essere chiamato “Yogurt”, la legge impone che vengano usati solo due lattobacilli: Streptococcus thermophylus e Lactobacillus bulgaricus.

    Al momento della produzione lo yogurt deve avere circa 100 milioni di fermenti lattici vivi per grammo e al momento del consumo circa 10 milioni per grammo. Più il tempo passa, più i lattobacilli dello yogurt diminuiscono, fino a scomparire.

    Le eventuali aggiunte di frutta o altri ingredienti vengono effettuate  subito prima del confezionamento, poi lo yogurt viene refrigerato a 4 gradi e conservato a questa temperatura fino al momento del consumo.

    Lo yogurt, dato che non contiene lo zucchero del latte, è adatto anche a persone intolleranti al lattosio. E’ più digeribile del latte, molto ricco di calcio e di vitamine del gruppo B. Inoltre i fermenti lattici vivi hanno un effetto benefico sulla mucosa intestinale.

    E’ indispensabile durante e dopo una terapia antibiotica, infatti ricostruisce facilmente la flora batterica intestinale che è sempre danneggiata dall’uso di questi farmaci.

    Lo yogurt è un alimento versatile: può essere consumato a colazione, a merenda, a fine pasto, come spuntino prima di andare a dormire. Può essere dato ai bambini, agli anziani, alle donne in gravidanza.

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  • Lucania: qui è nata la pasta

    Duemila anni fa, in Lucania (o se preferite Basilicata), secondo la tradizione, è nata la Pasta. Gli antichi romani la chiamavano “Lacane” e sembra che il poeta Orazio, quando tornava dal mercato, si preparasse gustosi piatti di Lacane con ceci e lampascioni (cipolle selvatiche, tipico prodotto pugliese).
    Oggi, la Lucania, gode la fama di preparare “la pasta più buona del mondo”: sempre senza uova e fatta a mano, grazie al saporito grano della piana di Metaponto. Dalle sapienti mani dei contadini, sono nati vari prodotti, che hanno preso il nome dalle loro particolari forme: cavatelli, cazini, farfalle, fischietti, fusilli, lagane, maccheroni a ferretti, minuic, orecchiette, perciatelli, ricci. Tra le centinaia di possibili tipi di pasta e di sughi con cui condirli, consiglio due paste ripiene: i calzoncini (’u cazini) di Matera e i ravioli di Potenza. I cazini sono di forma di mezzaluna, piccoli, e il ripieno è agrodolce: ricotta, zucchero, cannella, noce moscata. Si servono conditi con ragù di carne di agnello. I Ravioli di Potenza sono di forma quadrata, farciti con ricotta, prosciutto crudo, uova, prezzemolo, pepe, e vengono conditi con sugo di carne e insaporiti con ricotta salata e pecorino piccante.

    Pasta della Lucania

    La sua fama non si è potuta espandere; se si vuole assaggiarla, bisogna andare di persona nella lucania, dove altri prodotti locali ci attendono, golosità introvabili altrove, come i fagioli “poverelli”, le lenticchie di Lauria, i peperoncini piccanti di Senise, i prosciutti di Piperno, le salsicce di Maratea, e tutti i formaggi caprini e pecorini che si producono in ogni villaggio della regione. Pensate, inoltre, che ci sono altre specialità tipiche della lucania, che una volta esportate, hanno rischiato di perdere la loro paternità. Lo sapevate che qui è nata anche la lucanica, la lunga salsiccia arrotolata, senza strozzature, che molti vogliono di origine lombardo-veneta?

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  • Trota: tutto il benessere degli Omega 3

    Quante volte, andando dal pescivendolo, ti sei domandata: ma questo pesce sarà buono? In che acqua avrà vissuto fino ad ora? Bene, con la trota non si incorre in nessuno pericolo: questo pesce d’acqua dolce riesce a sopravvivere e a riprodursi solo in acque non inquinate. Inoltre, le trote in commercio, sono quasi sempre d’allevamento. Questo, tra le altre cose, è un bene, poichè è stato accertato che un pesce d’allevamento come la trota, finisce per essere più ricco di omega 3 rispetto al pesce selvatico. Prima di acquistare assicurati comunque che sia fresco: coda e pinne devono essere intatte, la carne soda, l’occhio vivo e l’odore non troppo forte.

    trota

    La trota è un alimento nutriente, proteico, saporito e soprattutto facile da digerire. 100 grammi di questo pesce forniscono all’organismo almeno il 15% dele proteine utili in tutto l’arco della giornata, hanno meno di 3 grammi di grassi e colesterolo molto basso. Questo pesce d’acqua dolce è dunque un’ottima alternativa alla carne e pò sostituire alimenti come le uova. La trota è anche un ottimo contenitore di sali minerali, quali il fosforo e il selenio, noto per le sue proprietà antiossidanti. Il potassio, inoltre, è presente in quantità piuttosto elevata, al contrario del sodio, favorendo quindi il giusto equilibrio sodio/potassio.  Per questo motivo si tratta di un alimento consigliabile anche a chi soffre di ipertensione.

    Ricetta: Trote alla ricotta

    Ingredienti per 4 persone: 4 trote del peso di circa 500 gr ciascuna, 1 bicchiere di vino bianco o rosso, 1 dl di salsa di pomodoro, 1 cucchiaino d’olio d’olia, sale e pepe. Per la farcitura: 300 gr di ricotta romana, 1 mazzetto di basilico, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 mazzetto di erba cipollina, 2 pomodori.

    Per la farcitura: scottiamo i pomodori in acqua bollente, togliamo semi e buccia, tagliamoli a dadini, e mettiamoli in un colino per 20 minuti, per eliminare l’acqua in eccesso. Poi poniamoli in una scodella con ricotta e basilico, prezzemolo ed erba cipollina. Mescoliamo tutto fino ad ottenere un impasto omogeneo che lasceremo riposare mentre prepariamo il pesce.  Puliamo dunque le trote (privandole delle interiora), quindi laviamole, asciughiamole e ricaviamone 8 filetti. Su quattro poniamo la farcitura, per poi coprirli con gli altri filetti. Accendiamo il forno per riscaldarlo a 180°, e nel frattempo ungiamo una teglia, nella quale verseremo il vino e adageremo i filetti. Aggiustiamo di sale e pepe e ricopriamo la teglia con carta d’alluminio. Mettiamo in forno e facciamo cuocere per 10 minuti. Contemporaneamente, facciamo scaldare in un pentolino la salsa di pomodoro, che servirà per accompagnare i filetti serviti ben caldi.

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